Pagina:Invernizio - La trovatella di Milano, Barbini, Milano, 1889.djvu/95

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malata, per la scossa subita nell’apprendere l’assassinio del marito. La sventurata donna non riconosceva più alcuno; divagava continuamente ed usciva da quella crisi di delirio così prostrata, che non si riusciva a farle pronunziare parola.

Il conte Patta, invece di commuoversi alla morte di Diego ed allo stato deplorabile in cui si trovava sua figlia Adriana allorchè gliela riportarono al palazzo, parve non avere altro pensiero che di farsi ripetere più volte da Gabriele il racconto dell’accaduto... e quanto aveva detto Maria.

Quella giovine sapeva il suo segreto come ormai ne era conscia Adriana; ma questa non avrebbe parlato per non perderlo, l’altra avrebbe taciuto, perchè egli non aggravasse la sua sorte e fors’anche perchè era certa di non essere creduta.

Il conte non ammetteva generosità negli altri, essendone egli incapace.

Solo lo spaventò l’idea di quelle carte compromettenti, colle quali spesso Diego l’aveva minacciato... e che ormai sarebbero cadute in potere della giustizia.

Che gl’importava del silenzio di Maria e di Adriana, se esistevano quei fatali documenti, che l’avrebbero messo all’indice dalla società?

Invano egli si era sforzato anche dinanzi a Gabriele a mantenere la sua calma: ebbe un’imprecazione per il morto, poi rimettendosi alquanto.

— Potete cedermi la vostra vettura? — chiese vivamente al giovane. — Fa duopo che mi rechi io stesso sul luogo del delitto.

— Mi sembra, signor conte — rispose Gabriele