Pagina:Invernizio - La trovatella di Milano, Barbini, Milano, 1889.djvu/96

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dissimulando un movimento di stupore — che in tal modo compromettereste tutto.

Il conte alzò bruscamente il capo.

— Per qual ragione?

— Ricordatevi la raccomandazione di quella giovine, non pensate adesso che a vostra figlia. L’impazienza del conte non conosceva più limiti.

— A costo di qualsiasi cosa, bisogna che vada, voglio sapere se Diego ha lasciato qualche scritto compromettente...

— A quest’ora, signore, non siete più in tempo; le autorità devono già essere sul luogo, perchè nessuno ebbe testa in quel momento d’impedire al servo del marchese di correre a dar l’allarme, e voi sapete meglio di me, che quando in una casa si commette un delitto, non si può toccare cosa alcuna, fin dopo le constatazioni legali.

Questo dialogo aveva avuto luogo in un salotto presso la camera, dove era stata posta Adriana, che rinvenuta, si lasciava spogliare macchinalmente da Clarina, guardandola con occhi sbarrati, senza riconoscerla.

Ma ad un tratto si era svincolata dalla cameriera ed in preda ad un terrore pazzo, si era slanciata nella stanza vicina, ricadendo priva di sensi tra le braccia del padre, che ebbe appena il tempo di sostenerla.

Ciò produsse una diversione nei sentimenti del conte: il suo furore si rallentò ed in faccia a Gabriele, ebbe il coraggio di dissimulare.

— Avete ragione — disse — in quest’istante non debbo pensare che a mia figlia.