Pagina:Ioannes Baptista a Vico - Opera latina tomus I - Mediolani, 1835.djvu/134

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104 de antiquissima

agl’infiniti, dandogli quegli attributi che noi diamo alle cose finite e terminate: il che penso che sia inconveniente; perchè stimo che questi attributi di maggioranza, minorità ed egualità non convengano agl’infiniti, de’ quali non si può dire uno essere maggiore o minore o eguale dell'altro.»

E poco innanzi ingenuamente confessa perdersi tra gl’infiniti e gl’indivisibili. Mirò il Galileo la fisica con occhio di gran geometra, ma non con tutto il lume della metafisica, e perciò stimò l'indivisibile altro dall’infinito, e parla di più infiniti. Non sono più infiniti, ma uno in tutte le sue finite parti, quanto si voglia inuguali, uguale a sè stesso. Uno è l’indivisibile, perchè uno è l'infinito; e l'infinito è indivisibile, perchè non ha in che dividersi, non potendo dividerlo il nulla.

Qui appunto costui mi aspetterà, come al varco, e risponderammi che tutto ciò ben si avvera in un corpo infinito; e che lo sia indivisibile, perchè non vi sia vano o vuoto in che divider si possa.

E questo varco pure è stato innanzi osservato da noi: perchè quantunque ci abbandoniamo nella vasta fantasia d’un infinito corpo, però il corpo di un picciolissimo granello d’arena non è infinito; e pure contiene una virtù infinita di estensione, per la quale voi, dividendolo, anderete all'infinito. Questo è quel che io dissi, dove ragiono che Aristotile sconviene da Zenone in cose diverse, conviene nel medesimo: egli parla di divisione del corpo, che è moto ed atto; Zenone parla di virtù, per la quale ogni corpicciuolo corrisponde ad una estensione infinita. Dividete attualmente nn granello d’arena, sempre vi resta a dividere: ma parla ciò che non pensa colui che perciò dica: il granello di arena è un corpo d’infinita estensione e grandezza; perchè all’idea del granello sta attaccata una piccola estensione, e l’idea di una estensione indefinita è tutta ingombrata dall'universo. Questo è quel ch'io dico in più luoghi, che sono mal consigliati coloro i quali le cose formate voglion far regola delle informi. Ma allo incontro è parlare alle cose conforme il dire: nel granello di arena vi ha una tal cosa, che dividendo voi tuttavia quel picciolo corpicello, vi dà e vi sostiene una infinita estensione e grandezza; sicchè la mole dell'universo nel corpo del granello di arena non vi è in atto, ma in potenza, in virtù. Questo io medito esser lo sforzo dell'universo; che sostiene ogni piccolissimo corpicciuolo, il quale non è nè l'estensione del corpicciuolo, nè l'estensione dell'universo. Questa è la mente di Dio, pura di ogni corpolenza, che agita e muove il tutto.

Ma costui persisterà, dicendo, aver più evidenza del pensiero e dell’estensione, che di qualunque dimostrazion geometrica; e in conseguenza queste idee dover esser regola di tutto l’umano sapere.

Ed a ciò sta risposto ancora ove si è detto, che ’l conoscere