Pagina:Ioannes Baptista a Vico - Opera latina tomus I - Mediolani, 1835.djvu/155

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italorum sapientia 125

rispondo a costui: A niuno de’ medesimi cadde in mente d’investigar da filosofo le cagioni de’ lor costumi ed usanze. Dunque è falso ciò che ne scrisse un filosofo straniero, Plutarco? Sciogliamo dunque la maraviglia. Fu spento il regno etrusco molte e molte centinaja d’anni innanzi che i Romani coltivassero lettere: la lingua latina dominante a’ lempi de’ dotti avea oscurate le altre minori d’Italia: il fasto della romana grandezza sdegnava anche le delicatezze dell’Attica, come abbiamo veduto in Varrone; la loro felicità li lusingava, come suol fare che tutti i beni ch’essi godevano, fossero proprj e nativi. Dunque non è stravagante, ma necessaria cosa che non riflettessero a quello che ho io riflettuto.

Or mettete insieme, di grazia, da una parte i più antichi sapienti del mondo gentile essere stati gli Egizj; il loro imperio in colonie per le riviere dei Mediterraneo diffuso; il potente regno de’ Toscani in Italia, e le lingue diffondersi con gl’imperj; l’architettura toscana più antica delle greche; la religione più tragica, e l’arte militare più sapiente di là venuta a’ Romani; sempre essere stati tenuti sapienti gli autori di lingue sagge; e un gran numero di voci latine non mostrare niuna ragione de’ loro progressi; ma se si ripetono dalle origini che io ragiono, averle piene di profonda sapienza: dall’altra parte ponete l’arcano della religione, che non fa di leggieri scovrirsi; il poco numero e l’incertezza nelle leggi regie, i pochi ed oscurissimi dogmi di Pitagora: e giudicate qual delle due sia più consigliata condotta.

§ ii.
Della divisione con la quale nella prima Risposta si partì la censura che il Giornale nel tomo V, art. VI, aveva dato della nostra Metafisica.


Riprendete la divisione che io nella mia antecedente Risposta feci della vostra censura; e dite, non altrimente esser tre le opposizioni quivi da voi fatte contra la mia metafisica, ma sol una, e propriamente quella che io fo seconda, cioè, che io abbia dato piuttosto un’idea di metafisica che una metafisica perfetta (p. 109); e che la terza e la prima sieno ragioni della seconda, e non parti che con la seconda facciano un intiero di quel giudizio. E per più chiaramente pruovare una sì fatta proposizione, v’aggiugnete le seguenti ragioni. «1.° Perchè noi v’osserviamo cose non poche troppo brevemente accennate, le quali e’ converria trattare alquanto più diffusamente: 2.° Perchè vi sono cose alquanto oscure che vorrebbon più chiaramente esporsi: 3.° Perchè sembra esservi cose puramente proposte, che per altro essendo o mal note a’ suoi leggitori, o disputate in tra’ filosofi, sembran richiedere qualche sorta di pruova: 4.° (Il che