Pagina:Ioannes Baptista a Vico - Opera latina tomus I - Mediolani, 1835.djvu/170

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140 de antiquissima

dire false le apprensioni nell’esser loro: perchè i sensi, anche allorquando ingannano, fanno fedelmente l’ufficio loro; ed ogni idea, quantunque falsa, porta seco qualche realità, essendo il falso, perchè nulla, impercettibile. Ma le ho dette false, in quanto sono urti e spinte al precipizio della mente in giudizj falsi.

Dite che «la Topica è arte di ritrovare ragioni e argomenti per pruovar che che sia; nè mai infino ad ora aver veduto Topica veruna che diaci regole di ben regolare e dirigere le semplici apprensioni delle nostre menti.»

Io pur diffinisco così la Topica; ma argomento in quest’arte non suona disposizione di una pruova, come volgarmente si prende, e da’ Latini argumentatio si appella, ma s’intende quella terza idea che si ritrova per unire insieme le due della questione proposta, che nelle scuole dicesi mezzo termino; talchè ella è un'arte di ritrovare il mezzo termine. Ma dico di più, che questa è l’arte di apprender vero; perché è l’arte di vedere per tutti i luoghi topici nella cosa proposta, quanto mai ci è, per farlaci distinguer bene ed averne adeguato concetto; perchè la falsità de’ giudizj non altronde proviene che perchè le idee ci rappresentano più o meno di quello che sono le cose: del che non possiamo star certi se non avremo raggirata la cosa per tutte le questioni proprie che se ne possano giammai proporre, che è la via che tien l’Herberto nella sua Ricerca della verità, che veramente altro non è che una Topica trasportata agli usi de’ fisici sperimentali.

Dite: «Critica esser arte che insegna come abbiasi a giudicare dell’opere prodotte sì dai nostri ingegni, sì dagli altrui: ma che quella sia arte direttrice di quell’operazione del nostro intelletto, la quale tiene il secondo luogo, e comunemente chiamasi giudizio, non ancora noi sappiamo.»

L’arte altro non è che un ammasso di precetti ad un certo fine ordinati: vorrei sapere la comprensione di tutte quelle regole che si prescrivono in logica circa il criterio della verità, con qual altro vocabolo, se si vuole propriamente parlare, può appellarsi, che Critica? Non certamente con altro, ci risponderà un che professa di greco. Ed è tanto vero che quest'arte di giudicare è una gran parte della logica, che gli Stoici, i quali stavano tutti sopra di questa, con quel loro fasto la chiamarono Dialettica col nome del tutto. Così ne ragiona Cicerone1: Cum omnis ratio diligens disserendi (questa è la logica ) duas habeat partes, unam inveniendi, alteram judicandi; utriusque princeps, ut mihi videtur, Aristoteles fuit. Stoici autem in altera elaboraverunt. Judicandi enim vias diligenter persecuti sunt, eam scientiam quam Dialecticen appellant (non detto a caso che gli Stoici così l’appellavano, perchè la lingua comune la direbbe

  1. In Topic.