Pagina:Isernia - Istoria di Benevento I.djvu/106

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avesse disperato della propria salvezza, pur nonostante dovea confidare nella clemenza del suo giudice.

Per questo ed altri fatti crebbe contro di lui l’indignazione dei cittadini, e non andò molto che fu ordita contro la sua persona una congiura che da L. Vinicio, come scrive Svetonio, prese il nome di Viniciana. Invece Giovanni Britannico, nel commento ad alcune parole di Giovenale, non dubita punto di attribuire la detta congiura a Vincio Rufino, cavaliere romano, per cui le dà il nome di Vinciana.

Di tale cospirazione tratta a lungo il De Vita nelle sue antichità beneventane, e, attenendosi alla opinione di Svetonio, come la più acconsentita, ravvalora anche coll’autorità di Plutarco.

La congiura fu scoperta quasi sul nascere, e Nerone, deposta l’idea di recarsi nell’Acaia, fece ritorno a Roma. Ma della sua dimora in Benevento, e dei giuochi da Vatinio celebrati a onorarlo, perdura la memoria in una prolissa iscrizione che si vedea in un arco del ponte Leproso, intagliata in una di quelle antiche lapidi che appellavansi munerarie, la quale fu riportata dal Verusio, e quindi dal Ruffo e da Giordano de Nicastro.

Da una tale iscrizione dimana che Vatinio costrusse la basilica nella quale furono collocate le tavole, ossia l’Efemeridi, in che è scritto che Vatinio celebrò il giuoco dei gladiatori: compì quello del corso delle carrette che dedicava alla sua Euplea, e abbellì il portico in cui si leggeva la celebrazione dei giuochi quinquennali con principesca munificenza; e tutto ciò per rendersi benevola la sua Euplea.

Della Basilica edificata da Vatinio si veggono tuttora i ruderi appo quella dell’antico Teatro, ritenuto per sì lungo giro di tempo anfiteatro; e colà fu eretto anche il portico, di cui fan parola tanti patrii scrittori; e infatti in quel luogo ci è dato vedere anche adesso numerose vestigia di antichi edifizii.

Qualche scrittore di Benevento ritiene che anche il teatro fosse stato costrutto da Vatinio, abbenchè Tacito non

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