Pagina:Isernia - Istoria di Benevento I.djvu/112

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solo rifece la via che da Benevento menava a Brindisi, ma in ogni occasione si mostrò benevolo, e largo di affetto ai beneventani. E si può ritenere che di Traiano non pure sarebbero rinvenute le iscrizioni incise sulle lapidi milliarie infisse al suolo lungo la via Traiana, e l’epigrafe che si legge al sommo dell’Arco; ma «altre lapidi — come scrive il Garrucci — avanzerebbero, se non fosse invalso il costume nelle rifazioni posteriori delle vie pubbliche di scarpellare le epigrafi delle colonne anteriori, per consegnarvi sopra la memoria de’ nuovi personaggi che le aveano rifatte».

Ma, innanzi a tutti gli altri marmi che ci richiamano la memoria di Traiano, merita speciale menzione la statua di Sallustia Orbiana Augusta, moglie di Traiano Decio, trovata tre secoli or sono in un territorio detto S. Nigrito, di proprietà della famiglia Nicastro, tra i confini dell’ex reame di Napoli e Benevento. (Giordano Nicastro, memorie storiche di Benevento.)

Da tutto ciò che si è scritto finora si può di leggieri congetturare quale e quanta esser dovesse la maestà e la magnificenza di Benevento all’epoca della colonia Romana, e da ciò che avanza si può con sicurezza affermare che in fatto di pubblici e privati edificii, esclusi i Romani, a tutti gli altri soprastavano quelli di Benevento; facendone prova i tanti marmi pregiatissimi, di che abbondava ogni largo della città. E a prendere le mosse dal marmo pario, avuto in maggior pregio degli altri, è inutile mentovare l’Arco Traiano, la chiesa Metropolitana coi marmi della facciata, le colonne, i pulpiti, le antiche iscrizioni, gli anelli e balaustrate, e del pari i tanti marmi parii che vedeansi negli altari, pavimenti, stipiti di porte, ed urne sepolcrali di tutti i tempii di Benevento e dei tanti tratti fuora dall’antiche ruine. Ma basta riandare gli altri innumerevoli sparsi in tutti i punti della citta, o in colonne, o in grossi pezzi, o in tavole, parte intere, parte infrante che ritraggono sacrificii, o antiche storie murate nei moderni edificii, e anzitutto la tanta copia di capitelli, basi di colonne,