Pagina:Isernia - Istoria di Benevento I.djvu/131

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varii anni, dalla guerra dei Daci, così Apollodoro potette fornire il lavoro commessogli da Roma, nel modo stesso che nell’anno 112 di G. C. diede l’ultima mano ai lavori del famoso Foro di Roma, e nel 113 alla tanto decantata colonna Traiana.

Delle gloriose geste e delle magnanime azioni di Traiano l’insigne artista elesse le più memorande, le quali sono state dichiarate da tutti gli scrittori che intesero ad illustrare l’arco eretto a celebrare le glorie di Traiano. Ma di tutti i più diligenti e minuziosi furono Mons. Giov. Camillo Rossi di Avellino, a cui fu conferita la cittadinanza di Benevento, il canonico Domenico Parziale, il dottor Gaetano la Valle, e ultimamente l’ingegnere Almerico Meomartini, i primi due nativi di Benevento e l’altro di Reino, uno dei comuni di questa provincia. Il Rossi fu in prima vescovo di S. Severo, e poi nel 1826 arcivescovo di Damasco e Consultore di Stato, e tra gli altri scritti compose, nella sua lunga dimora in Benevento come Vicario Generale dell’Archidiocesi, un’opera in tre volumi che intitolava: L’arco Traiano di Benevento, opera adorna di bellissimi rami eseguiti dal sig. Carlo Nolli sui disegni del celebre architetto Vanvitelli, e dedicata a Ferdinando IV di Borbone. Il canonico Parziale, quasi coetaneo del Rossi, compose in pregevole latino un bel volume sull’arco Traiano di Benevento; e il dottor Gaetano la Valle lasciò un opuscolo inedito, in cui con molta chiarezza compendiava le cose dette dai più autorevoli scrittori su tale argomento. E infine l’ingegnere Meomartini, mio coetaneo, nella lodata sua opera, testé data in luce, sui monumenti antichi di Benevento, tratta largamente la materia dell’arco Traiano, che non ancora potea dirsi esaurita dai precedenti scrittori. Laonde, attenendomi alle opinioni di tanti autori, indicherò brevemente i fatti esposti nei varii quadri dell’arco trionfale di Benevento, i quali contengono per dir così la più splendida apoteosi di Traiano.