Pagina:Isernia - Istoria di Benevento I.djvu/165

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fu eletto pontefice succedendo al papa Giovanni I, morto prigioniero di Teodorico re d’Italia che professava la religione ariana. La chiesa cattolica registrò il nome di Felice IV nel catalogo dei santi, ed il clero romano ne celebra l’ufficio il 30 gennaio. (Feuli, I papi e i cardinali beneventani).

In quel mentre per la morte di Teodorico era scemata la potenza dei Goti in Benevento, e i cittadini, vogliosi di buoni ordinamenti civili, spedirono ambasciatori al celebre Belisario, instando che deputasse qualche suo fidato a reggere la città. E fu allora spedito in Benevento Procopio Cesariense, uomo preclaro per dottrina e civile virtù che dettò l’istoria della guerra gotica. Ma questi, secondo asserisce il Baronio, fu mandato da Belisario non solo ad assumere il governo di Benevento, ma altresì a raccogliere dell’oro per provvedere ai bisogni della guerra. La resa di Benevento ai greci fu ritenuta da Procopio come un’impresa segnalata, e ne fece menzione nelle sue istorie.

Nell’anno 545 Totila re dei Goti cinse d’assedio Benevento, ove i greci non aveano lasciato alcun presidio.

La città era munita di forti mura, e la maggioranza dei cittadini deliberata a difenderla; ma la instabile plebe si divise tosto in due fazioni: delle quali l’una propendeva pei greci, e l’altra pei Goti. Di tali interne dissenzioni l’accorto Totila trasse il maggior profitto possibile, dando a intendere ai beneventani che egli non altro si proponeva che di sottrarli alla tirannide dei greci. Queste parole furono una favilla caduta in una polveriera, dacché l’intera plebe tumultuando fece ressa all’ordine dei patrizii, che riteneva non doversi dar fede ai detti di Totila, e che fosse debito dei beneventani di tenersi nella fede di Giustiniano.

Ma intanto che i patrizii e la plebe contendeano in tal guisa, il valoroso Totila, dando ai muri un sierissimo e subito assalto, ridusse in suo potere la città. (Platina, Collenuccio). La plebe ebbe tosto a disilludersi delle concepite speranze, poiché i Goti entrati in città furibondi, la empirono di stragi, benché poco dopo dovessero desistere dal sangue per ordine di Totila, che annuì di buon grado alle preghiere dei cittadini. Ma non debbo trasandare che non sono con-