Pagina:Isernia - Istoria di Benevento I.djvu/175

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avuto il potere di trarre in luce i nascosti tesori, onde Orazio nel 2° libro sat. 6. poetava:

«O si urnam argenti sors quae mihi monstret! ut illi,
«Thesauro invento, qui mercenarius agrum
«Illum ipsum mercatus aravit, dives amico
«Hercule. . . . .

Che più? Gli stessi Greci avean costume, in talune solenni occasioni, d’immolare un cinghiale, a propiziarsi il favore dei numi, e ce ne fa fede Omero ne’ seguenti versi dell’Iliade:

«E Taltibio mi cerchi e m’apparecchi
«Un cinghial da svenarsi a Giove e al Sole»;


E poco appresso:

«E Taltibio di voce a un Dio simile
«Irto cinghial gli appresentò. Fuor trasse
«Il sospeso del brando alla vagina
«Trafier l’Alride, e della belva i primi
«Peli recisi, alzò le palme, e a Giove
«Pregò. Sedeansi tutti in riverente
«Giusto silenzio per udirlo, ed egli
«Guardando al cielo e supplicando disse:
«Il sommo ottimo Dio, la Terra, il Sole
«E l’Erinni laggiù castigatrici
«Degli spergiuri, testimon mi sieno
«Che per desio lascivo unqua io non posi
«Sopra la figlia di Brisèo le mani,
«E che la tenni nelle tende intatta.
«Mi mandino s’io mento ogni castigo
«Serbato al falso giurator gli Dei
«Disse, e l’ostia scannò; poscia no’ vasti
«Gorghi marini la scagliò l’araldo,
«Pasto de’ pesci.

E da ciò s’inferisce che anche coloro i quali opinano che i Greci siano stati i primi abitatori di Benevento, non possono in altra guisa interpetrare il basso rilievo ritraente un cinghiale precinto della stola del sacrifizio, che si mira anche ai nostri giorni in uno dei lati del campanile della nostra cattedrale.