Pagina:Isernia - Istoria di Benevento I.djvu/196

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gli fossero restituiti alcuni possedimenti perduti; e infine piegandosi tutti ai consigli e alle esortazioni del Pontefice Gregorio Magno, fu conchiusa la pace, la quale si protrasse sino all’anno 601.

Indi, riarsa nuovamente la guerra per la perfidia dei greci, anche nell’Italia inferiore furono riprese le ostilità, ma tuttavia non vennero meno gli amichevoli accordi tra il Duca e il pontefice. E questi, lieto della pieghevolezza del duca, non gli si mostrò più avverso, tanto che venuto in pensiero di avvalersi per la disegnata costruzione della chiesa di S. Pietro e di S. Paolo delle travi di cui abbondavano i boschi negli Abruzzi commise al suddiacono Sabino di far capo in tale bisogno ad Arechi, a cui spedì lettere onde ne agevolasse l’impresa. E a significargli subito dopo il suo grato animo, il pontefice donò al duca il corpo di S. Modesto Diacono e martire, che da Roma fu trasferito in Benevento con solenne pompa, essendogli andato incontro Luciano vescovo col clero, e il medesimo Arechi con le sue milizie, e tutto il popolo con ceri accesi. Il corpo del santo fu condotto con inni e lodi alla chiesa di S. Maria ad Olivola, ove fu assai onorevolmente deposto. Ma non andò molto che fu trasferito in una nuova chiesa eretta da Duda Parda nobile dama beneventana, la quale si denominò chiesa di S. Modesto, il che, secondo ne scrisse Mario della Vipera nella sua cronologia, ebbe luogo nell’anno 649.

Da quell’epoca in poi null’altro si conosce delle geste militari di Arechi, tranne la conquista di Salerno, mandata a fine negli ultimi anni del suo regno, e, a quel che pare, dopo l’anno 625. Una tale conquista accrebbe l’importanza del ducato di Benevento, in quanto che, nella Campania, Salerno era in quei tempi la sola città con porto di mare, ed essa, sottoposta alla duchea di Benevento, ne desunse non lievi vantaggi pei tanti beneficii che le furono prodigati dai longobardi.

Arechi negli ultimi anni del suo governo si dichiarò favorevole ai greci, e n’è prova che avendo alla corte del re Rotari mandato il suo figlio Aione, questi nel suo viaggio vi-