Pagina:Isernia - Istoria di Benevento I.djvu/202

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nevento, egli è a sapere che appena fa sciolto dalle gravi cure della guerra, volse l’animo ad ornare la città di edifizii, ed anzitutto a ristaurare e abbellire gli antichi monumenti di che abbondava Benevento. E fu allora rifatto il Campidoglio, già mezzo diruto, e decorato di assai statue: fu riedificato il vecchio Pretorio dei Sanniti, stato pressoché demolito: nettato il letto del fiume Sabato, che a causa delle frequenti inondazioni era colmo ad esuberanza, e in somma Arechi non trasandò cosa che giudicasse poter riuscire giovevole allo Stato.

In quel tempo reggeva la chiesa di Benevento David, trentesimo primo vescovo, il quale nell’anno del Signore 600 consacrò nel giorno 10 decembre con grande solennità la Chiesa dì S. Maria, che è ora la cattedrale, e in tale occasione recitò un grave sermone al popolo che si conserva nella biblioteca beneventana.

Nell’anno 607 caddero sì copiose e spesse le piogge, e imperversarono talmente i turbini e gli uragani che in Benevento rumarono molte case: e a questi mali seguì un alti o assai maggiore, cioè la pestilenza, per cui fu necessario porre in abbandono la coltura dei campi, locchè ingenerò per il corso di due anni un inusato rincaro di viveri. Ma in tali frangenti non venne meno ai bisogni del popolo il generoso Arechi, il quale, non pago di adunare gran copia di frumento e altre derrate in pubblici edificii, fece sì che prontamente dall’Egitto si spedissero i grani nelle terre del ducato, e non solo fu largo di soccorsi ai poveri ed agli infermi, ma eresse durante quella calamità novelli ospedali in Benevento.

Fu Arechi, in tutto il tempo del suo governo, giusto ed inflessibile nel reggere la cosa pubblica, e ne porse luminoso esempio in un viaggio che una volta intraprese da incognito nella Puglia. Egli venuto a conoscere che un giudice, corrotto da doni, avea liberati alcuni ladri, ai quali, per le loro malvagie opere, era dovuto per legge l’estremo supplizio, e fa-