Pagina:Isernia - Istoria di Benevento I.djvu/212

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 203 —

Garibaldo presentatosi a Gundeberto gli mise destramente nell’animo qualche sospetto di Grimoaldo, persuadendogli che quando gli andasse incontro per fargli festa, vestisse sotto il manto un giaco e non deponesse la spada.

Gundeberto, sopravvenuto Grimoaldo, l’abbracciò strettamente, ma questi, sentita l’impressione della corazza e del ferro nascosto, finse di ritrarsi indietro, gridando al tradimento. Gundeberto, adirato a queste parole, trasse la spada, e Grimoaldo, che si aspettava a questo, sguainato egualmente il brando, l’uccise. E allora quattro giovani baroni, stati già sedotti da Garibaldo, levarono Grimoaldo sovra uno scudo, quasi in trionfo, e, trattolo fra lietissimi clamori nei regii appartamenti, lo gridarono re, secondo l’uso che gli invasori germanici aveano appreso, come tanti altri, dagli imperatori romani. Bertarido, appena ebbe notizia di un tal fatto, fuggì vilmente presso gli Avari, lasciando la moglie e il giovine figlio Cuniberto alla discrezione di Grimoaldo, che, insignoritosi indi a poco di Milano, li mandò in Benevento, ove furono gelosamente custoditi.

Grimoaldo, condotta a fine siffatta impresa, menò a sposa la figlia del re Ariperto, statale già promessa da Gundeberto, ripudiando la infelice Itta, già da lui ardentemente amata, e tenne per sè il sovrano potere, e dei beneventani che avea seco condotti alcuni ritenne, e gli altri rimandò in patria con ricchi doni.

La regina Itta, quando gli fu recata l’infausta nuova in Benevento, abborrendo di rimanere in corte

«Coll’ignominia d’un ripudio in fronte»


vestì l’abito e il velo della Beata Vergine, e si ritrasse in una villetta solitaria, posta in un’amena valle, benché melanconica, che le parve conforme allo stato del suo animo, ed ivi fece erigere una romitaggio modesto e tranquillo in riva al Sabato, che in quel luogo rallentava in largo bacino le onde a corso insensibile, ed ove, ancella di Dio, spese la