Pagina:Isernia - Istoria di Benevento I.djvu/56

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 47 —

le loro falangi, serrare le fila, e attendere uniti e a piè fermo il nemico; sicchè i Romani li combattettero alla spicciolata, e dopo aver depredato i loro alloggiamenti, tolsero alacremente ad inseguire i fuggitivi, che intendevano ricoverarsi in Benevento. Diversi scrittori Latini pretendono che nelle circostanze di questa città fossero periti in quel conflitto non meno di 30 mila Sanniti, e che perciò la città con nome inauspicato si fosse dimandata Maleventum; il che ritengo assai credibile, nè è contraddetto, per quanto io sappia, dagli storici posteriori.

I Romani vittoriosi si appressarono a Benevento, ma non ne tentarono l’assalto, poichè essa era a quel tempo una piazza forte, nè avrebbe potuto essere espugnata senza grandi apparecchi di guerra, e lungo e malagevole assedio, e perciò si ridussero dopo breve tempo nelle vicinanze di Capua.

In quel mentre l’avanzo dell’armata dei Sanniti, che fu messa in rotta dal console Valerio, erasi accampata presso Suessela, ove convennero da varie bande numerose truppe Sannite, risolute di tentare nuovamente la fortuna d’una campale giornata. Valerio mosse subito loro incontro, ma, avendo difetto di molte cose necessarie per un conflitto decisivo, condensò le sue schiere in un luogo assai angusto, a qualche distanza dal nemico. I Sanniti, senza frapporre indugio alcuno, ordinarono le loro schiere, che attelaronsi contro il nemico, con la certezza che questo, reso animoso dalle precedenti vittorie, non avrebbe esitato ad accettare la battaglia. Ma poi, vedendo che non facea vista di muoversi, si fecero più presso alle loro tende, e scorgendo il poco spazio occupato dai Romani, giudicarono che fossero in sì poco numero da non osare di combattere con essi. E, divenuti per tale ragione assai fidenti nelle proprie forze, si proposero d’investire allora allora le tende dei Romani. Ma dissuasi dai loro capitani, i quali, dubitando d’inganno, si studiavano di temperarne la foga, si diedero, dimentichi d’ogni altra cosa, a scorrazzare per quelle vicinanze in traccia di vettovaglie.

In quel mentre il console Valerio, stupito a tanta temerità del nemico, come vide le poste mal fornite di guardie, si