Pagina:Isernia - Istoria di Benevento I.djvu/87

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nevento, ove erasi anche addotto il suo collega, ed ebbe ovazioni e feste meravigliose dai cittadini, e incontanente vendette la preda acquistata, e guiderdonò i più valorosi, e segnatamente Vibio Peligno e T. Pedanio. E dopo una tale impresa i due consoli trassero all’assedio di Capua, e, a non lasciare indifesa Benevento, vi chiamarono Tiberio Gracco dalla Basilicata, il quale fu poco dopo svenato da Magone per tradimento di Flavio Lucano.

Da quel punto piegarono in meglio pei Romani le sorti della guerra, ma veggendosi stremati di forze, e in gran distretta di vettovaglie e di denaro, invocarono l’efficace aiuto delle colonie. Dodici di esse scusaronsi se dopo i tanti travagli durati non poteano sovvenirli di uomini e di pecunia; ma per lo contrario 18 altre colonie si dichiararono preparate a qualsivoglia sacrifizio in pro dei romani, e per tal modo fu salvata Roma da gravissimo pericolo. Le colonie che con eroica generosità soccorsero Roma in tanto frangente furono Segna, Norba, Saticola, oggi Caserta, Brindisi, Fregelle, oggi Ceparano, Lucera, Venosa, Adria, Fermo, Arimini, Ponzo, Pesto, Consa, Isernia, Spoleto, Piacenza, Cremona, e, non ultima, Benevento.

Le estreme speranze di Annibale erano riposte nei soccorsi che attendea dal germano Astrubale, ma costui, sorpreso dai congiunti eserciti dei consoli Lucio e Nerone, fu disfatto ed ucciso, e il suo teschio gettato dai vincitori nel campo stesso di Annibale, ed è fama che questi, raffigurando le sformate sembianze del suo germano, prorompesse in queste parole: «Riconosco in questo fatto la fortuna di Roma».

Poscia ridottosi nei monti del Bruzio, ultimo suo refugio, si mostrava di tempo in tempo tremendo anche negli estremi di sua fortuna; ma infine, richiamato in Cartagine, lasciò dopo 16 anni di crudelissima guerra la misera Italia, e allora soltanto arrisero al Sannio men torbidi giorni, e Benevento pel potente ausilio dato ai romani, favorita in più guise dal Senato, divenne splendida di nuovi edificii, e fiorente di commercio. E anche le altre città Sannite fruirono per lungo tempo una pace da tanti lustri ignorata,