Pagina:Isernia - Istoria di Benevento II.djvu/115

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pontificato, dava termine a quella degna vita, non all’opera, monumento ai posteri della sua gloria. (Rhobacher, storia della chiesa, vol. 7 n. 23).

L’incendio della cattedrale pisana, avvenuta nel 1595, distrusse il monumento di questo venerando pontefice; ma non meno dell’incendio di Pisa è a deplorarsi col Borgia che di Gregorio VIII non vi ha in Benevento alcun pubblico monumento, non cenotafio, non pittura, non iscrizione, non bronzo, non marmo e neppur tela, e che il suo nome rimane nella sua patria in una disdicevole dimenticanza. Amalrico Augerio e Bernardo di Guidone scrissero la vita di Gregorio VIII, riportata dal Muratori nel tomo III della sua raccolta Scriptorum rerum italicarum.

Di Pietro Morra discendente dalla illustre famiglia di Gregorio VIII, sappiamo dall’Aldoino e dal Panvirio, seguiti dall’Ughelli e da altri, che, essendo suddiacono della chiesa romana, fu da Innocenzo III nel 1205 promosso a cardinale diacono del titolo di S. Angelo. A questo insigne prelato il citato Oldoino con altri attribuisce la raccolta ufficiale delle decretali di quel pontefice, e questa opinione è ribadita dal moderno storico Federico Hurter, il quale scrive che nel 1210 Innocenzo medesimo commetteva al suddiacono Pietro Morra di Benevento, già professore di dritto canonico a Bologna, di mettersi attorno a una raccolta, la quale fu autenticata, e questa collezione fu aggiunta, undici anni dopo la morte di Innocenzo, alla magna collazione di Gregorio IX. (Vedi la più volta citata opera dell’arcivescovo Beniamino Feoli sui papi ed arcivescovi di Benevento).

Tutti gli scrittori riconobbero nel cardinale Pietro di Morra un uomo distintissimo per dottrina e destrezza nei pubblici affari; e ne fa prova luminosa il fatto che Innocenzo III, per l’alta stima in lui riposta, lo mandò per legato in Francia a pacificare il re Filippo con Riccardo re di Inghilterra, che, dimentichi della crociata, erano intenti a combattersi senza sondate ragioni e utilità dei loro stati. Egli morì verso il 1213, secondo il Panvinio, e lasciò un