Pagina:Isernia - Istoria di Benevento II.djvu/122

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non tacerà ad immortal suo vanto che non pochi suoi figli pugnarono da eroi con essi, e con essi morirono da eroi. (Gazola).

Essendosi arresa la città senza patto o condizione, locchè ridonda a somma lode dei beneventani, l’oste nemica non usò con temperanza della vittoria, ma ogni cosa mandò a ruba, e di tale eccesso non pago Federico, ordinò ai suoi — allorchè gli fu riferita la resa della città — che ne abbattessero le mura, ne diroccassero le torri, e che fosse tolta ogni arma ai suoi abitanti, per aver dato sì bella prova all’Italia di essere non meno bellicosi che amanti della patria.1

In quell’occasione molti cittadini di Benevento, tra i quali alcuni assai opulenti, sia perchè aspirassero ad una vita libera e più tranquilla, sia per odio a Federico, si fuggirono dalla città, e per i monti del Sannio, andando verso i confini del regno di Napoli, si congiunsero ai fuggiaschi di altre città sannite, e specialmente agli abitanti di Cassino e di Sora, e, fermando la loro stanza nei monti che allora diceansi aquilini, edificarono ivi la città di Aquila, che erroneamente si asserì da qualche storico di essere stata sondata dallo stesso Federico II. Ma non andò molto che questi, bramoso di cattivarsi la benevolenza dei beneventani, li alleviò da molte gravezze sui beni che possedevano nel regno di Napoli, come si rileva da una pergamena che si conservava nell’archivio della città di Benevento, e conseguì sino a un certo punto il suo scopo.

  1. Che Giovan Guglielmo Pacca, nato da Pietro, e signore della terra di Paduli e della città di Acerno, insieme al figlio, strenuamente pugnando per la difesa della patria contro l’esercito di Federico II, giacquero l’uno accanto all’altro trafitti, si desume da documenti autentici, che si conservano nel collegio di S. Spirito di Benevento. Il Muratori ed il Borgia, accennando alla morte dei due Pacca nelle loro opere, usarono le seguenti parole: Ioannes Guillelmus de Pacca una cum filio pro patria mortuo. E appunto per tramandare agli avvenire la memoria di un tal fatto — scrive l’Annecchini nel suo compendio inedito dell’Istoria di Benevento — tolse la famiglia Pacca per sua arma gentilizia due teste, una raffigurante un giovane, e l’altra un vecchio con sotto un teschio di morte.