Pagina:Isernia - Istoria di Benevento II.djvu/138

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lo, sembrano dimostrare che fu il piano di Roseto quello ove accadde la celebre battaglia per la quale il conte di Provenza divenne re di Napoli.

Questa opinione fu anche ribadita da un illustre storico straniero, il Gregorovius, il quale in una breve sua dimora in Benevento, tentando conciliare le opinioni degli storici, le condizioni topografiche dei luoghi, e le tradizioni popolari, mi disse di non potersi dubitare che l’opinione preferita dai beneventani sia fondata sul vero. E trattando di una tale questione in una sua monografia storica, scrisse quanto segue:

«A partire da Telese si attraversavano, lungi il Calore, le terre rese memorabili dalle marcie di Carlo d’Angiò. L’esecrato francese muovendo di colà, in direzione di mezzogiorno, si spinse su due punti, che sono oggi due stazioni della strada ferrata, Ponte di Benevento e Vitulano. L’esercito di Manfredi era innanzi a Benevento che gli serviva alle spalle di riparo, e di sostegno verso il settentrione al di qua del Calore. Quivi si distende l’unica pianura non attraversata da fiumi, la quale si offrisse acconcia per dare battaglia.

«Nelle relazioni contemporanee il campo ha nomi diversi; campo di Benevento, campus beneventanus, ovvero campus dominicus beneventanus o campo delle rose Campus rosarum, o di fiori floridus, o anche Pietra del Roseto e vi si aggiunge l’altra indicazione che sul luogo era una chiesa campestre intitolata S. Maria della Grandella. Carlo d’Angiò stesso in un rescritto da Lucera del 24 luglio 1269, col quale ordinava che sul campo di battaglia fosse edificato un chiostro lo designa in questi precisi termini: sul campo beneventano dove abbiamo riportala vittoria su Manfredi, sul territorio di S. Marco, di là da Benevento

«La tradizione ha mantenuto il nome di Roseto, benchè ogni traccia della chiesa sia scomparsa. Tutti i beneventani informati delle memorie cittadine mi indicarono concordemente una pianura terminata in lievi colli a setten-