Pagina:Isernia - Istoria di Benevento II.djvu/14

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giore della sua fama. Ma, comunque vada la cosa, non pare possibile dubitare che, appena conchiusa la pace, il re Carlo coi capi dell’esercito entrasse in Benevento, e si facesse a visitare tutte le principali chiese della città. E narrano pure non pochi cronisti che Carlo Magno rimanesse estatico nel considerare minutamente il tempio di S. Sofìa, a cui fu largo di molti donativi, e che colmasse di doni e d’onori i più distinti cavalieri beneventani, ai quali avrebbe concesso la facoltà di potersi fregiare pubblicamente delle stesse insegne usate dai suoi paladini, e dalla regia famiglia.

Carlo Magno, dopo di essersi alcun poco intertenuto in Benevento, tornò al suo regno, non senza prima visitare la Badia di Montecassino, per venerare il sepolcro di S. Benedetto, la qual cosa, come congettura il Tiraboschi, sarebbe avvenuta nell’anno 787. Egli in tale occasione confermò le precedenti donazioni di Gisulfo e di Arechi alla Badia, e profuse ai monaci molti privilegi, e costoro (Tosti) divenuti più potenti pei favori imperiali, prestavano buon, servizio all’imperadore, tenendosi a lui fedeli in questa regione cistiberina, in cui Arechi, non del tutto soggiogato, avrebbe potuto dar guai a Carlo Magno federandosi ai greci; ed è probabile che l’imperatore mirasse anche a tali vantaggi nel favorire i monaci.

Dopo tali fatti Arechi, antivedendo la possibilità che la pace conchiusa con la Francia non sarebbe stata durevole, e anelando di ridonare nuovamente al suo Stato la primiera indipendenza, attese con indicibile alacrità a fortificare ed ampliare la città di Benevento; il che d’altra parte si rendea pure indispensabile, per essersi di gran lunga accresciuto il numero dei suoi cittadini. Narsete, nel riedificare la pressoché diruta Benevento, la circoscrisse in un sito assai angusto, quale appunto si addiceva a quei tempi infelici, in cui ben pochi de’ suoi abitatori sopravvissero alla ferocia dei goti. Egli pose anzitutto grande studio a fortificarla dalla parte di occidente verso il fiume Sabato, ove Benevento dechina dolcemente in una bella e variata pianura, e congiunse alla città un ampio borgo, che ivi era, ricingendolo