Pagina:Isernia - Istoria di Benevento II.djvu/159

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ma lo escluse pure dalla comunione dei fedeli, invitando al conquisto del regno il pretendente Ludovico II duca d’Angiò conte di Provenza, figlio dell'altro Ludovico che fu adottato da Giovanna I. Ed esaltato poi al pontificato nel 1410 Giovanni XXII, questi trasse in Roma, stata di fresco liberata dalle truppe di Ladislao per opera di Paolo Orsini, e bandì la crociata contro Ladislao, come scismatico e nemico della chiesa. Ladislao allora, antivedendo la perdita dello stato, rilasciò tutte le terre usurpate, non esclusa Benevento, e si ridusse novellamente all’ubbedienza della sede romana, come s’inferisce da uno stromento in pergamena che si conservava nell’archivio di S. Domenico, compilato dal notaro Cicco Lanzullino nel 1414, e ne tenne il governo per il papa Arrigo Protontino di Vico.

Ladislao che, vedendosi a mal partito, avea implorato il perdono del papa, non andò guari che, messa giù ogni maschera, si dichiarò fautore dell’antipapa Gregorio, invadendo per la seconda volta Benevento e gli altri stati della chiesa, per modo che il pontefice Giovanni XXIII fu costretto a porsi in securo in Bologna. Non appena Ladislao si vide signore di Benevento concesse ai cittadini con un amplissimo diploma, scritto di propria mano, il godimento di tutte le antiche franchigie, esenzioni e libertà di cui fruirono per lo passato. E venuto a morte Ladislao nel 1414 senza prole, la sua sorella Giovanna II acquistò per forza d’armi la signoria di Benevento, e confermò ai beneventani il privilegio loro conceduto dal defunto fratello. Ma trascorso breve tempo ebbe fine lo scisma che travagliava la chiesa romana, e allora Giovanna II pose in opera ogni arte per addivenire alleata del papa Martino V, e, ad acquistarne il favore, gli restituì la città di Benevento, e il papa di rimando si piegò finalmente a concederle con l’investitura la corona del regno di Napoli.

Fra i più strenui capitani della regina Giovanna primeggiava Sforza degli Attentoli da Cotignola della Romagna, che fu elevato alla dignità di Gran Contestabile del regno. Questi nel 1418, reduce da Roma in Napoli, fu dalla regina