Pagina:Isernia - Istoria di Benevento II.djvu/166

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sulla gran copia dei cadaveri, di cui era ingombro il terreno, cavarono loro gli occhi ed i cervelli, fendendoli coi rostri. Degli spettatori d’una così strana battaglia vi ebbero molti, i quali ne trassero il presagio della prossima caduta degli Angioini, dei quali, come essi ritennero, erano simbolo i nibbii perdenti. E una tale previsione si verificò tra non molto; tanto è vero che talora il caso alimenta certi pregiudizii popolari, come ce ne ammaestra la storia di tutti i tempi e la propria esperienza.

Nel 1466 Ferdinando d’Aragona, credendosi ben sicuro sul trono, si fece a pretendere dal papa che gli scemasse il censo di dodicimila oncie d’oro, che pagava alla chiesa romana per la investitura del regno della Sicilia, e non avendo voluto arrendersi il pontefice alle sue brame, egli chiese per compenso la restituzione delle città di Benevento e Terracina ed altri luoghi. E certamente per una tale pretensione si sarebbe ingenerata una grave inimicizia tra il re Ferdinando e il pontefice, senza la intromissione del cardinale Roverella governadore di Benevento, il quale, espertissimo nel maneggio dei grandi affari, seppe stabilire tra loro un durevole accordo, sicché non fu per tal fatto turbata la tranquillità dei beneventani.

L’anno seguente successe a Paolo II nel pontificato Sisto IV da Savona, il quale fu larghissimo di privilegi e di beneficenze alla città di Benevento, ma l’acquistata tranquillità non fu duratura, e i cittadini da uno stato di prosperità che eccitava con ragione la invidia dei popoli confinanti, furono travolti miseramente in un vortice di mali per la rinascenza delle antiche contese civili, nate la prima volta nel 1112, e non mai estinte del tutto. Ed esse infierirono con maggior rigoglio in questo tempo per la molta libertà civile di che fruiva la città, la quale si reggeva quasi a comune, per la mancanza di un potere energico ed atto a moderare le passioni dei cittadini, e impedire che trapassassero certi limiti.

La città si divise in due parti pressoché eguali, l’una, che si disse degli imperiali, si componeva degli abitanti della