Pagina:Isernia - Istoria di Benevento II.djvu/171

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glie nobili di Mario della Vipera, erasi stabilita in Benevento da prima assai della nascita di Angelo Catone, e vi dimorò fino all’anno 1514, per cui è noverata tra le antiche famiglie patrizie di Benevento.

È fatale per l’Italia, scrive un insigne autore vivente, che la metà dei nostri grandi vivano oscuri o negletti, e lascino al mondo una fama di municipio. Ma la rinomanza acquistata da Angelo Catone non rimase limitata nella breve periferia del suo nativo paese, come incolse a tanti uomini illustri del mezzodì d’Italia; imperocchè avendo Ferdinando II d’Aragona occupato per breve tempo Benevento, ebbe occasione di fare esperienza del raro senno politico del Catone e del suo profondo sapere, e quindi stupito di un tanto ingegno, lo adescò a recarsi in sua corte, ove non solo lo tenne sempre in molto conto, ma si giovò per lunga pezza dei suoi consigli in ogni più ardua impresa o affare di gran momento, anteponendolo ai più chiari uomini del suo regno. Fu anche in Napoli Angelo Catone pubblico professore di filosofia e di astronomia e medico della Corte, e venne in voce di uomo dottissimo per le correzioni ed erudite aggiunte che fece al libro delle Pandette di Medicina di Matteo Selvatico di Salerno, o secondo altri di Mantova. L’edizione di queste pandette colle molte note ed emendazioni data dal 1474, e fu una delle prime edizioni che si eseguissero in Napoli dopo l’invenzione della stampa, e perciò è rarissima. Il Catone dedicò una tale opera al re Ferdinando d’Aragona, e in essa inserì una pregiata memoria di letterati napoletani, primo esempio di una specie di catalogo biografico della città di Napoli.

Nella corte di Ferdinando II di Aragona la fama di Angelo Catone si estese in breve in molta parte di Europa; talchè Carlo VIII, dopo l’inutile sua calata in Italia, lo allettò a trasferirsi in Francia, ove lo colmò di distinzioni e di onori. Niuno ignora che gli illustri italiani, residenti in Francia, furon segno in tutti i tempi alla gelosia e malevolenza dei cittadini della gran nazione. E però l’essere stato Angelo Catone; benchè straniero, assunto alla dignità di