Pagina:Isernia - Istoria di Benevento II.djvu/18

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in odio, consigliarono Carlo Magno a muover guerra al principe Arechi, ma che il re franco, non piegandosi ai loro consigli, ingiunse a Paolo Diacono che, per emenda del suo fallo, avesse a scrivere l’istoria romana dai tempi di Giuliano II sino a quelli dell’imperadore Giustiniano. Non saprei quanto di vero possa esserci in ciò che narra il Lipsio; ma tuttavia la cosa può sembrare credibile, se si pon mente che tra i libri scritti da quell’illustre longobardo si annovera altresì la detta opera; benchè non sia a tacere che l’Ostiense contraddice un tal fatto, asserendo che Paolo Diacono, per le preghiere della principessa Adelperga, s’inducesse ad aggiungere alla breve istoria scritta da Eutropio due libri di storia romana dai tempi di Giuliano l’Apostata sino a quelli del primo Giustiniano. Paolo Diacono, che fu quasi l’unico faro della letteratura in quei tempi tenebrosi, non giacque inoperoso nella corte di Arechi, ma avendo questi eretto, come innanzi si è detto, due splendidi palagi in Benevento e in Salerno, Paolo Diacono, secondo l’uso longobardo, ornò le pareti degli stessi di belli e scorrevoli versi, e compose per incarico di Arechi alcuni inni in lode di S. Mercurio, e altre opere di che tratta la cronaca cassinese.

Ma più che in altro la liberalità di Arechi si fece manifesta nella costruzione di sacri tempii, e in opere di cristiana beneficenza. E in. vero egli concesse alla Badia di Montecassino non pochi possedimenti nella valle Gentiana, edificò una chiesa dal titolo di S. Salvadore in quel di Alife, di cui diede il governo all’Abate di S. Vincenzo sul Volturno, e: vi annesse un monastero con ricche entrate, affinchè potesse contenere un gran numero di monache.

In Benevento poi fu largo donatore con tutti gli istituti ecclesiastici, somministrando pingui entrate per il mantenimento de’ sacerdoti e del divin culto, e in tali donazioni si segnalò per modo da suscitare l’emulazione negli stessi beneventani. E infatti non pochi de’ suoi sudditi investirono in opere pie una parte notevole delle loro sostanze, e tra gli altri esempi si legge di un tal Leone, nobile e ric-