Pagina:Isernia - Istoria di Benevento II.djvu/182

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città fu liberata dal concepito timore di veder ridestarsi le antiche discordie.

Intorno alla prima metà del secolo XVI fu la città di Benevento illustrata da tre uomini insigni, il cardinale Dionisio Laurerio, il giureconsulto Bartolomeo Camerario ed il letterato Niccolò Franco, e per essi Benevento avanzò in fama di dottrina ogni altra città del mezzodì d’Italia. Laonde mi parrebbe quasi di voler detrarre alle più solide glorie della mia patria, se non mi facessi a discorrere alquanto della vita e dei preclari meriti di quei tre celebri cittadini, che onorarono in quel tempo non pure il loro natio paese, ma l’intera Italia.

Dionisio Laurerio, Generale dell’Ordine dei Serviti, nacque in Benevento sullo scorcio del secolo decimo quinto. Egli era versatissimo in ogni genere di scienza, e la fama della sua dottrina e delle altre belle doti che l’ornavano lo tolsero dai tranquilli studii, e dalle uniformi cure del chiostro, poiché il pontefice lo nominò in prima Arcidiacono di Benevento, sua patria, la quale dignità egli ritenne in tutto il corso della sua vita, e poscia lo elesse supremo inquisitore in Roma. Ma per essersi in seguito estesa la rinomanza del suo sapere e della sua singolare prudenza oltre l’Italia, il re d’Inghilterra lo deputò suo ambasciatore a Clemente, il quale, pei suoi buoni uffici, non si dichiarò ostile a quel monarca.

Era a quel tempo arcivescovo di Benevento il cardinale Alessandro Farnese, e un giorno narrasi che il Laurerio, discorrendo con esso alla libera, gli disse con molta gravità che egli sarebbe sicuramente asceso al pontificato. E il cardinale, ciò udendo, entrato in una certa speranza per questi presagi, lo abbracciò come fratello, e toltosi il berretto rosso, lo adattò sul capo di Laurerio, dandogli in tal modo a divedere che egli forse era destinato a insignirlo di una tale dignità. E infatti appena fu eletto papa col nome di Paolo III, ricordevole della sua promessa, deputò il Laurerio come suo legato a Giacomo re di Scozia, affine di partecipargli la nuova del generalo concilio che dovea essere tra breve convocato; e