Pagina:Isernia - Istoria di Benevento II.djvu/199

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1422 svernò con tutte le sue genti. Esso fu posseduto in appresso dalla famiglia di Gregorio di Benevento coi titolo di Baronia, e la parrocchia di questo castello tolse il nome di S. Maria di Villafranca.

Dopo la estinzione della famiglia di Gregorio, il possesso del castello e del feudo di Villafranca, decorato da Clemente VIII del titolo di contea, passò sullo scorcio del secolo XVI alla Camera apostolica, e infine n’ebbe il dominio col titolo di Marchese Bernardo Mosti Patrizio beneventano durante il pontificato di Pio VI.

Il feudo di Caprara dista non più di quattro miglia da Benevento. Il celebre Alberto Morra, elevato alla dignità di cardinale da Adriano IV, e poi al pontificato col nome di Gregorio VIII, edificò a sue spese in Benevento nell’anno 1174 un tempio con un monastero in onore di S. Andrea apostolo, e mancando il fondo necessario, pregò Guglielmo II re di Napoli che lo dotasse, e da questo sovrano ebbe in dono il castello della Caprara con l’intero territorio.

Soppressi i canonici regolari, che n’ebbero il possesso dal Morra, fu il feudo di Caprara nell’anno 1334 da Bonifazio IX dato in commenda a Bartolomeo de Barbatis beneventano. Quindi passò alla commenda del militar Ordine Gerosolomitano, il quale fondò in Benevento un monastero nell’anno 1566, che fu poi dal cardinale Giacomo Savelli trasformato nell’attuale seminario arcivescovile. Il papa Martino V nell’anno 1428 largì al capitolo beneventano le entrate del castello della Caprara, locchè diede luogo a lunghi litigi tra il capitolo e l’Ordine Gerosolomitano, i quali nell’anno 1443 ebbero fine per opera di Eugenio IV. Questi in seguito restituì all’ordine Gerosolomitano la sua commenda col feudo che l’era annesso, e al capitolo diede in cambio il dominio di altre chiese coll’adiacente territorio, promettendogli altri vantaggi nell’avvenire; promessa che fu poi mandata ad effetto nell’anno 1450 da Niccolò V, il quale fece dono al capitolo del monastero dei benedettini denominato di S. Lupo, il quale sorgeva nel vico dove ai nostri giorni vedonsi ancora le vestigie dell’antico cimitero della città, e che perciò si dice dei morti;