Pagina:Isernia - Istoria di Benevento II.djvu/213

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blioteca capitolare beneventana nell’anno 1447 è descritto in un documento dell’Arcivescovo Astorgio Agnesi, che ci è stato conservato.

Nel 1450 Nicolò V fece dono al capitolo di Benevento del monastero di S. Lupo dei monaci benedettini posto in questa città, e per tale donazione la Biblioteca capitolare si accrebbe di molti codici che appartenevano a quel monastero. E in seguito l’arcivescovo Corrado Capece, morto nel 1482, e il cardinale arcivescovo Lorenzo Cesbo, defunto nel 1502, arricchirono la biblioteca Capitolare di molti manoscritti e libri delle prime e migliori edizioni di quel tempo.

Però dopo il 1636 per diversi fatti principiarono a scemare gli antichi documenti della Biblioteca capitolare, per guisa che si smarrirono le opere di S. Cipriano, e andarono perdute altre vetuste memorie di cui fa menzione la Vipera, e che si leggono in altri libri dati a stampa dagli arcivescovi Capece e Cybo. E nulla probabilmente ci sarebbe avanzato degli antichi tempi, senza la somma diligenza del cardinale Orsini, il quale fece rilegare gli antichi Codici, riordinarli e in parte trascriverli e registrarli in esattissimo indice. E per cura anche dell’Orsini i preziosi diplomi di duchi e principi longobardi furono diligentemente trascritti da uomini dottissimi nella lingua longobarda a quei tempi, che, residenti in varie parti d’Italia, furono invitati a recarsi a tal fine in Benevento. Tali copie vennero riposte in volumi membranacei, e si fecero rinchiudere le originali pergamene in distinti tubi di latta per difenderle dalle tignuole. E nello stesso modo i diplomi di altri principi ed imperadori, le bolle di papi ed arcivescovi, ed altre insigni memorie furono accuratamente custodite e difese dalle ingiurie degli uomini e del tempo; sicchè tali pergamene son da ritenere come un tesoro inestimabile di storiche ricerche.

L’Orsini fondò pure il Monte de’ tetti — istituzione assai benefica che non più esiste — con cui si propose di soccorrere quelle chiese povere danneggiate dal tempo, che dai loro titolari