Pagina:Isernia - Istoria di Benevento II.djvu/212

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dinando II Borbone, che stabili i Monti Frumentarii in quasi tutte le città del regno.

L’Orsini fondò pure in Benevento un monte di pegni, e qualsiasi colta persona non ignora che agli antichi Monti di Pietà, che per lo più, del nome in fuori, non aveano altro di pietoso, ed erano veri banchi di prestito, venne sostituita nel XV secolo la benefica istituzione del Monte dei Pegni con regole ed indirizzo diverso. I Monti dei Pegni si proposero di soccorrere, mediante pegno, coloro che in altro modo sarebbero rimasti smunti e dissanguati dall’usura. Istituzione è questa molto giovevole — quando è ben regolata — tanto alla persona agiata che al povero, per ricevere con mite interesse il denaro di cui si potrebbe avere bisogno. E mentre quasi tutti i Monti dei Pegni esigevano il 5 0[0, quello di Benevento limitavasi a riscuotere il 3 0[0, e il pingue patrimonio di quell’istituto, in mani laiche abilmente amministrato, ricevette col volgere del tempo un notevole accrescimento. E sebbene i cardinali pro tempora, come il Rossi e il Carafa, presso dei quali era l’amministrazione, attenuassero il capitale del Monte col detrarne non lievi somme, che destinarono a cose estranee allo scopo di beneficenza pel quale fu istituito, ciò nondimeno il nostro Monte dei Pegni si compone ora di un milione e ottocento mila lire, e oltre ai crescenti bisogni della pignorazione sovviene pure in ogni occasione altre istituzioni di beneficenza e lo stesso municipio.

L’Orsini, che amava i dotti studii, pose ogni cura a migliorare le condizioni della nostra Biblioteca capitolare. Questa esisteva nel secolo XI, trovandosi il nome di Matelpotone Diacono e Bibliotecario in una carta dell’Arcivescovo Alfano III dell’anno 1012 e nell’Italia Sacra di Ferdinando Ughelli. Le memorie dell’antico stato di questa Biblioteca non sono anteriori all’anno 1186. In quell’anno Filippo di Balbano conte di Apice donò il patronato della chiesa di S. Lucia colle sue rendite alla Biblioteca Beneventana, e per essa all’abate Rachisio che n’era il bibliotecario, come è scritto nell’originario diploma che si conserva nel tom. 40 della Biblioteca. Lo stato della Bi-