Pagina:Isernia - Istoria di Benevento II.djvu/226

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queste, ma della dimenticanza ancora in che giacquero opere scientifiche d’un merito segnalato; poichè è innegabile che molti lavori di scrittori rinomati, come quelli del Telesio, del Bruno, del Campanella, del Pomponazzi, del Cardano, del Tamburini, del Piazza, dello Stellini, dello Spallanzani, del Venini, del Gioia, del Tommasini e di altri autori non sarebbero or letti soltanto da qualche indefesso cercatore delle antiche glorie, se ai pregi della materia congiungessero quelli della forma. Tutti i più grandi pensatori dell’antichità si distinsero anche nelle lettere, e fu solo nei medio evo che lo scienze dovettero inevitabilmente apparire prive di una convenevole forma; poichè, come scrive il Pallavicino, quando dopo l’infelice ignoranza di molti secoli cominciarono per opera di Carlo Magno ed altri generosi principi a ripullulare le scienze, esse non potevano essere accolte da altra ricoglitrice che dalla favella più barbara e più disadorna. Ma il Cocchi fu uno dei primi scrittori che conobbe quanto sia dannoso il principio che la bella forma niente influisca sul progresso delle scienze speculative e naturali, e quindi seppe assai più di ogni altro suo coetaneo congiungere nei suoi scritti scientifici la profondità e la varietà della materia con la grazia e venustà della forma, per cui le migliori sue opere furono noverate fra i testi di lingua.

L’imperadore Francesco I lo nominò suo antiquario, e lo fece dichiarare professore emerito di notomia nell’Università di Pisa senza obbligo alcuno di residenza, e coll’annuo onorario di 160 scudi; per cui visse sempre negli agi, e il gran duca gli commise di dare ordine ai libri ed ai museo della biblioteca Maglia Bechiana. Egli passò di vita in Firenze nei 1748, e fu sepolto senza monumento nel famoso tempio di S. Croce.

Le sue opere migliori sono: 1. Dissertazioni sull’uso esterno appo gli antichi dell’acqua fredda sul corpo umano; 2. Discorsi toscani su vari argomenti di medicina, e in lode di alcuni uomini celebrati, raccolti in Firenze nel 1761; 3. Il trattato dei bagni di Pisa, e i consulti medici.