Pagina:Isernia - Istoria di Benevento II.djvu/260

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per sempre nel pontefice le due potestà, fece sì che il Senato Consulto del 7 febbraio 1810 congiunse gli stati di Roma all’impero francese, e determinò nettamente i limiti del potere temporale dei papi.


CAPITOLO XVI.


Gioacchino Murat re di Napoli, mentre i disastri di Napoleone apparecchiavano nuove mutazioni politiche, sollevando l’animo alla speranza di conseguire per sè la corona d’Italia, si sottrasse del tutto dalla dipendenza della Francia, e si dichiarò ribelle all’imperadore dei francesi. Poscia, bramoso di attuare al più presto possibile il suo disegno, stimò di cominciare dalle imprese più agevoli per farsi strada alle più ardue, e sullo scorcio del gennaio dell’anno 1814 mandò alcune milizie sotto il comando del sig. Catenacci ad occupare la città di Benevento, e poco dopo spedì il cav. De Tommasi con la qualità di commissario a prenderne in suo nome il possesso; il che venne effettuato con un verbale del dì 15 febbraio dello stesso anno. L’egregio governadore Beer, fidissimo com’era al suo principe, non si rimase dal protestare per la violenza usata da un re, elevato a un tal grado dall’imperadore, contro il primo ministro della Francia. Ma le sue proteste tornaron vane, per cui gli fu forza di lasciare Benevento, dando fine in tal modo al governo di Talleyrand, la cui durata fu di anni sette e mesi otto. Tutte le annue entrate riscosse sotto tale dominazione consistettero in ducati 347080, e le spese in ducati 214684. L’avanzo della rendita fu versato nell’erario del principe, tranne ducati 1219 che furon presi dai ministri di Murat. Gli annui balzelli non furon gravi nel nostro ducato come nel reame di Napoli, e i cittadini erano esenti dalla coscrizione, onde gran numero di forestieri pose stanza in Benevento, il che contribuì ad elevare il valore delle abitazioni e delle terre. L’abolizione del privilegio di portare le armi, la severa vigilanza di un