Pagina:Isernia - Istoria di Benevento II.djvu/75

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persuase l’imperatore dei greci a concedergli la libertà. Pandolfo non tardò a riacquistare l’antico dominio, e, a trarre vendetta dei duchi Giovanni e Marino, tentò di occupare Napoli, scalandone le mura, ma fu astretto a deporne la speranza e a ritrarsi con le sue milizie in Capua, dopo di avere acconsentito alla pace coi napoletani.

Dopo breve tempo Gisolfo I principe di Salerno, che era ritenuto prigione in Amalsi per la perfidia di Landolfo figlio di Atenolfo II da lui benesicato, invocò l’aiuto del suo congiunto Pandolfo Capodiferro, principe di Capua e di Benevento, dal quale nel 974 riebbe gli usurpati dominii. E quindi, come compenso di un tanto beneficio, Pandolfo Capodiferro conseguì in favore del figlio omonimo e de’ suoi discendenti l’adozione da Gisolfo, a cui la natura non era stata liberale di prole. E venuto questi a morte due anni dopo la detta adozione, gli successe l’adottato Pandolfo IV, e l’illustre suo padre assunse anche il titolo di principe di Salerno, congiungendo nella sua persona i tre principati di Benevento, Capua e Salerno; e, per essere ancora duca di Spoleto e di Camerino, addivenne il più potente fra i principi italiani di origine longobarda.

Dopo tanta prosperità di cose Pandolfo Capodiferro, deposto ogni pensiero di guerra, attese a riformare gli ordinamenti civili ne’ suoi stati, e a rinvigorire il suo trono con nuove istituzioni e privilegi. Laonde accrebbe il numero dei feudatarij nelle sue provincie, scemandone in pari tempo la potenza; e, col dividere i grossi contadi, moltiplicò il numero dei baroni. Per le quali cose i Conti da semplici esattori si resero feudatari e, a perpetuare la ricordanza del loro potere, tolsero per nome delle famiglie quello del feudo o contea, per cui si nominarono i Presenzano dal castello di tal nome, gli Acquaviva d’Aquino, e via dicendo.

Oltre a ciò Pandolfo Capodiferro, ad aggiungere splendore ai suoi domini anche in materia ecclesiastica, mercè le sue calde pratiche, avvalorate dall’imperadore Ottone, conseguì che la chiesa Vescovile di Benevento, prima di tutte le altre del reame di Napoli, fosse elevata a Metropoli, come rilevasi dalla Bolla