Pagina:Isocrate - De' doveri del sovrano.djvu/10

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squisita de’ trecconi. Io però pensai che sarei per offrire a te dono assai splendido ed utilissimo, degno certamente di me che l’offro e di te che il ricevi, se riuscissi determinare quali mezzi adoperando, da quali abborrendo tu valessi governare felicemente la città ed il regno. Imperocchè molte cose servono di acconcia istruzione all’uomo in privata condizione, e principalmente il non versare nell’agiatezza che l’animo o snerva, o corrompe, e quel giornaliero pesante bisogno di procacciarsi il sostentamento. Di poi le leggi sulle quali fa duopo che ciascuno modelli sua vita nella comunione sociale, e così ancora è di grande efficacia quella libertà di riprendere senza riguardo amici e nemici de’ loro vizii. Oltre a ciò fra gli antichi poeti di alcuni ci restano precetti a regola della vita privata; per il che in tutto questo ha il comune degli uomini molte cagioni di miglioramento. I principi però difettano di tali sovvenimenti, e comecchè importasse che fossero istruitissimi, assunti appena al potere, passano la vita senza che abbiano chi li ammonisca. Avvegnachè a pochi sono accessibili; chi poi usa con essi famigliarmente fa spesso delle parole e delle azioni quasi mercato di desiderii e favore. Dal che ne accade che quantunque padroni di ricchezze smisurate e centro de’ più gravi interessi, pure usandone immoderatamente e fuori di tempo spinsero molti a dubitare se invero sia al trono preferibile l’onesta ed umile condizione privata. Ed in fatti ove mirino al prestigio delle dignità, delle dovizie, del potere tutti avvisano quasi divina la condizione dei Rè: quando poi si danno a considerare il vivere pieno di sospetti, di spavento, d’insidie 1, e riandando le istorie ricordano lo scempio di que-

    detti (Filostrato, Plutarco, Dionisio di Alicarnasso vita d’Isocrate) — Rimangono delle sue opere ventuno discorsi, tra i quali quello che traduciamo, e ch’è forse il più antico trattato sulla ragione politica, avendolo Isocrate pubblicato assai prima de’ noti libri di Aristotile. Nicocle Re di Cipro cui è diretto lo rimeritava con una largizione di sessanta mila scudi: felicissimi tempi ne’ quali al figlio di un’artigiano si concedeva il diritto di parlare libero alli dominatori della terra, e questi non si adontavano della verità, ma donavano una ricchezza a chi ne faceva loro il prezioso regalo!

  1. Il riflesso non tornava inutile a Nicocle, perchè egli successe al padre suo Evagora che fu assassinato dall’eunuco Tragidèo.