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DE’ DOVERI DEL SOVRANO


DISCORSO


D’ISOCRATE ATENIESE1



A NICOCLE RE DI CIPRO


Coloro, o Nicocle, i quali sono soliti presentare voi Rè di vesti, danaro, oro lavorato o altrettali delle quali cose essi abbisognano, voi poi avete copia, sempre in vero mi si appalesarono non donatori, ma mercanti che vendono con arte più

  1. Fù maestro di Demostene, discepolo di Gorgia Leontino consigliere di stato di Pirro e grande diplomatico del suo tempo. Fiorì 431 anni avanti G.C. Era figlio di un fabbricatore d’istromenti di musica il quale in educarlo alle scienze profuse il frutto di lunghe fatiche. Ma in Grecia il figlio era dalla legge esentato dall’uso di ogni riguardo ed officio verso il padre quando questi non lo avesse convenientemente instituito in un mestiere, o nelle arti, o nelle scienze. Così per questa legge provvidissima si viddero i più grandi uomini di questa classica terra sortire dal volgo, siccome Socrate figlio di un vasajo, Pitagora di un atleta, Esiodo di un pastore — Avvisava quella grande nazione che l’educazione privata sia di pubblico interesse, perchè, trasandata, la città si popola di oziosi, inutili a loro stessi ed agli altri, quando non si rendono dannosi per vizii o delitti.

    Appresa la disfatta di Cheronea che prostrava la indipendenza della patria, Isocrate ne morì improvvisamente di dolore — Egli fè prova nella prima età di arringare in pubblico, ma per la rimessa natura sua e per la esilità della voce non riuscì, per cui aprì scuola di eloquenza, alla quale conveniva tutta la gioventù della Grecia — Cicerone di questa scuola si esprime — Cujus e ludo tanquam ex equo trojano innumeri principes exierunt (de oratore lib. 11.) — Tanta fu la riputazione procacciatasi da Isocrate, che Aristotile se ne mostrò geloso ed invido, e lo morse più volte con acerbissimi