Pagina:Isocrate - De' doveri del sovrano.djvu/5

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gnatori della italica indipendenza, lo riperquote in ogni angolo in cui si annida un cuore che senta, una mente che si elevi dal lezzo della materia. Scosso egli dalle miserie della umanità ha sollevato la terra fra le sue mani, ed agitandola le ha detto. O credi con me ed in me, o meglio è che tu non sii. Si: ogni uomo che oggi dissenta dalla unità cattolica è barbaro; e se un paese, un popolo, tutta una nazione dissentono, sono barbari similmente. Oggi la felicità de’ popoli è per quell’atto di PIO 1 irrevocabilmente sancita, assecurata. Le forze di poche famiglie furono sommate insieme, e ne uscì un gigante che ha possa di recarsi in braccio tutta la terra.

Ma il genio della germanica resistenza ascolterà la voce del gran Sacerdote? Si piegherà avanti lo spirito di Dio che ne’ per oro od argento si merca, ne’ per armi si combatte? Ristarà dalle stragi; stringerà al seno i popoli; dirà ad essi — il governo è per voi, non voi pel governo; amiamoci: io rè, io principe, io duca, io levita sono a te fratello? — Se la pienezza de’ tempi non fosse giunta; se i cuori indurati di taluni dominatori pur resistessero alla voce di PIO; se la forza di duecento milioni di suoi figli si presentasse alla loro stupida mente qual larva nella ragione politica degli stati, li muova almeno la voce di quelli sapientissimi che prima del cristianesimo facendo professione di giustizia e di probità dettarono precetti e regole sul governo degli stati. Per i quali, quantunque privi di quella gran luce, pur viene nell’interesse del potere umano dimostrato l’arte del governo essere l’arte di governare le opinioni, non di contrariarle; l’amore ed il consentimento de’ soggetti essere base saldissima di ogni potere; ogni azione de’ governanti dover prendere cagione

  1. Editto sovrano del 10. di questo mese.