Pagina:Isocrate - De' doveri del sovrano.djvu/6

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dalla felicità de’ governati. Dal che si renderà manifesto ai resistenti, che o giudichino col vecchio mondo o col nuovo; col materiale o con lo spirituale, tutto sempre congiurerà a dare loro debito della cieca ed ostinata resistenza. Ed i mali che da questo putido vaso di Pandora ne sortissero a desolazione de’ popoli aggraveranno la lance nella quale l’Eterno libra equabilmente le azioni de’ governanti e de’ governati:

In una età di prodigi, nella età di PIO MAGNO, anche il più misero è tenuto offrire il proprio obolo e concorrere secondo le forze alla riuscita della grande impresa — Uno spino può convertirsi in fiore, un sassolino rivaleggiare con le alpi — Anchè io offro il mio obolo — I scritti che rimangono de’ più antichi pensatori nella ragione politica non corrono fra le mani di tutti. Chi poi avvicina i resistenti ha interesse di occultarglieli. Riprodurre quindi lo scritto più celebrato dell’antichità mi è sembrato pietoso ed utile officio nella condizione politica di alcuni stati di Europa. Così io intesi a volgere nel nostro idioma il discorso sulli doveri del Sovrano che Isocrate indirisse, sono oltre 22 secoli, a Nicocle Re di Cipro.

Avvisai poi debito di giustizia intitolarlo a VOI che rappresentando la volontà legale di questo nobilissimo municipio VI siete in breve conciliate tutte le simpatie, ed avete acquistati tanti diritti alla pubblica stima e riconoscenza. Nè dal ciò fare la pochezza del lavoro mi distoglieva, nè il timore che me ne incorresse taccia di ardimentoso, poichè ad ogni difetto supplirà certamente la gentilezza e benignità dell’animo vostro.

Riuscirò al fine? Dio benedica al desiderio grandissimo che diè vita a questo lavoro. In ogni maniera per la sapienza di PIO e per le opere stupende de’ suoi augusti seguaci, LEOPOLDO — CARLO ALBERTO — FERDINANDO di Napoli, vedremo fra