Pagina:Istorie dello Stato di Urbino.djvu/125

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86 Dell'Historie de' Galli Senoni.

(richiesti da Vitalliano) dalla parte dell'Imperatore Giustiniano, e cacciando dalla Città loro i Gothi, spontaneamente v'introdussero gli Imperiali Soldati. Et essendo perciò l'Anno 539. dal sudetti Vitige strettamente assediati, valorosamente si difesero, sin che soccorsi da Belisario dell'Essercito Imperiale general Capitano, con la fuga vergognosa de gli assedianti, gloriosamente pugnando, si liberarono. E se bene dieci Anni dopò, questa Città fù a forza ripresa da Totila, e difesa da Teia, contro l'impetuoso sforzo di Giovanni Faga Capitano della gente Imperiale, che tentò più volte per assalti pigliarla: tutta volta, scemata la potenza de' Goti, per il caso di Teia presso à Nocera di Campagna, di nuovo si riscosse dalla servitù de i medesimi, e si ripose all'obedienza del Sacro Impero, à cui fù sempre, (si come per lo passato) con l'animo almen fedele. Dopò le gloriose vittorie, che ottennero gl'Imperiali, cacciando fuor d'Italia i Goti, furono da Narsete, contro l'Imperatore sdegnato, introdotti l'Anno 568. i Longobardi, i quali sotto la scorta di Alboino, chi resistesse loro non trovando, facilmente di tutte le Città, e luoghi di questa Regione s'impadronirono: sì che à man salva Rimino preseto, e dopò la morte di Clefi Rè loro fù dato in poter di Ursaccino, il qual'ottimo Christiano essendo, molti Anni, in somma pietà, e dolcezza lo governò, col titolo di Duca, come ferono i suoi Posteri, i quali seguendo l'orme paterne, non si discostarono mai dall'obedienza dell'Apostolica Sede. In questa Città durò la Signoria de' Longobardi sino all'Anno 754. nel cui tempo, astretto essendo Aristulfo da Pipino Re di Francia ad osservarli i patti fù reso Rimino alla Chiesa, essendo Pontefice Stefano; sotto l'obedienza di cui molti Anni visse felice, trà gli suoi Cittadini regnandovi sempre l'abbondanza, e la pace. Mà per sua disaventura, l'Anno 1155. non volendo egli adherire alle crudelissime sceleraggini di Federico Primo Imperatore, e nelle sue empie determinationi seguirlo, fù da Vitelsparti ridotto, con duro assedio, alle necessità estreme; onde non essendo punto dal Sommo Pontefice Adriano Quarto soccorso, si rese à patti. Partito poscia l'empio Imperatore da questa Provincia, i Cittadini suoi cacciate le guardie tedesche, volontariamente sotto il dominio Ecclesiastico si riposero. Fù di tal ramarico questa risolutione à Federico de i Riminesi, che ritornato in Italia, non potendo quelli dentro la Città offendere, per esser ben muniti, e pronti ad ogni hostile assalto, diede al Territorio il guasto, non lasciandovi albero, che non sbarbasse, & edificio, che non ardesse, & atterrasse. Da questi giorni sino all'Anno 1295. fù questa povera Città molto agitata, per le infinite mutationi, hor sotto gl'Imperatori Tiranni, hora dall'Apostolica Sede; e tal volta reggendosi come Republica, con le proprie Leggi.

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