Pagina:Istorie dello Stato di Urbino.djvu/164

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Libro Secondo. 125

dell'Ottava Eneade; Flavio Biondo, nel quinto dell'Historie; Leandro, ne gli Umbri Senoni; & in altro senso anche ne parla Giovan Villani, dentro gli Annali di Fiorenza, raccontando in diversi luoghi di essi le attioni heroiche all'opportunità del tempo fatte da gli Urbinati: singolarmente in castigare i Tiranni, e tutti quelli, che ingiustamente la loro libertà opprimevano. Non potendosi quelli più dalle molestie de nemici difendere, al tempo di Bonifacio Ottavo Sommo Pontefice, sotto la protettione si posero di Guido Feltrio; il quale col titolo di Conte signoreggiolla: & essendo questo d'intelletto prudente, e valoroso nell'armi, à grande stima portò la Citta, e rispettati rese per tutta Italia i Cittadini, che dall'essempio instruttti del lor Signore, divennero anch'essi nelle guerre gloriosi: Di dove prese occasione Francesco Panfili scrivere nel suo Piceno, al primo libro come quì sotto:

Extulit illustris Feretro de sanguine Guido,
Armiger Italia praelia multa gerens.


Essendo poscia Guido invecchiato, lasciando nella Contea della sua casa un saggio Postero, con intentione, e con saldo proposito di ritirarsi dal Mondo, & di dar tutto à Dio l'avanzo della sua veneranda canicie; nella Religione entrò di S. Francesco, ove con grand'essempio di buontà, & con incredibile ritiratezza, vivea: Mà essendo con molta instanza ricerco da un gran Prencipe amico suo, di un consiglio, il quale da una Famiglia potente de suoi sudditi molestato, non poteva il seggio stabilire nel Regno; Si aspro fù il modo proposto da Guido, che quello essequito, poco meno mancò, che tutta quella Famiglia non si estinguesse. Onde il Dante prese occasione di rappresentare nel ventesimo Canto di haverlo trovato all'Inferno ne i tormenti della sesta Bolgia; cosi scrivendo le parole, che dalla bocca di quello spirito disse haver sentito.


E disse Padre, da che tù mi lavi
Di quel peccato, ove mò cader deggio,
Lunga promessa, con l'attender corto
Ti farà trionfar ne l'alto seggio.
Francesco venne poi com'i fù morto,
Per me: mà un de' neri Cherubini
Gli disse, non portar: non mi far torto,
Venir se ne dee giù trà miei meschini,
Perche diede il consiglio frodolente,
Dal quale in quà stato gli sono à crini,
Ch'assolver non si può chi non si pente,
Nè pentir, e voler insieme possi,
Per contradition, che nol consente

sino