Pagina:Istorie dello Stato di Urbino.djvu/211

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172 Dell'Historie de' Galli Senoni.


Suasa apud Tholomeum, est Semnonum mediterranea Urbs in Italia Leander dubitar num sit Urbinum Taciti, quos Plinius Urbinates Metaurenses vocat, & nostra ætas Urbinum.
Dalle cose di Suasa raccontate, e dall’altre poche reliquie, che per anco dal terreno di quell’incinerito cadavero estratte non vennero, manifestamente conoscesi, questa Città esser già stata la più nobile, sontuosa, e popolata di quante frà i vaghi confini della Senonia Terra, ne fossero, e dalle pietre scritte, à cui si dà piena credenza, raccogliesi ch’ella fù Municipio, e conseguentemente assai delle Colonie più nobile, e delle Prefetture illustre, governandosi con le proprie Leggi in parte libera, e parte al Romano Imperio soggetta; nella quale furono diversi Magistrati eretti, oltre il supremo di due huomini Duumviro chiamato, nel quale (come s’è detto) era della Suasana Republica la potestà assoluta; e specialmente il Senato, dove intervenivan’i Decurioni, con il Magistrato di Sei, detto il Sextum viro: quelli de i dieci, Decem viro, e l’altro de’ venti, che sopra i campi l’autoritade haveva, nomato il Vigintiviro; E può essere, che ce ne fossero anco de gli altri, de’ quali non se n’ha cognitione, come nell’altre Cittadi à lei consimile, e grandi si sà esservi stati. Ciascheduno di questi Magistrati, veniva deputato è dar il giuditio sopra qualche particolare interesse del Publico; e tutti con decoro, e con grandezza tenevan’i loro Tribunali aperti, come hoggi scorgesi in Venetia. Da che anco s’inferisce, che la Città fosse più assai di quanto si ragiona, grande. Aggiungasi, che nelle istesse inscrittioni, si legge, che quivi furono i Collegij dell’arti, più illustri d’Europa, gli Auguri, l’ordine nobilissimo de’ Sacerdoti Augustali, e delle Sacerdotesse di Drusilla, quelli di Giove Olimpio, di Cerere, della Felicità, ed altri molti, secondo, che molti furono i Tempij in questa Cittade, à varij Dei eretti, in cui servivano, si come anche i Questori, Prefetti, Tribuni de’ Soldati, Cavaglieri, ed huomini ricchissimi. E questa forsi fù (per mio credere) la cagione, che Livio invidiolla, e che volendo di essa scrivere, non poteva se non dirne molto: La onde se’n tacque, over che anco diffusamente ne trattasse in quei libri, che si dice, essersi perduti. Hor sia pure come si voglia, non hanno però tacciuto alcuni Moderni Scrittori, delle sudette reliquie in qualche parte informati, come Giovanni Battista Baffi, nel secondo libro de Cometis, al nono Capitolo, così scrivendone: Postquam Senones Galli, a Lucio Furio Camillo, & trucidati sunt, & intra Esinum flumen, & Pisaurum conclusi, Senogalliæ oram tenuere, nempè illam adeò miram, & fecundam Regionem (ut Polybij verbis utar) qua Suasam, & Ostram, insignes olim Civitates, ut ex vestigijs cernitur. Suasæ Præsertim, cuius ruinæ ab Octaviano Vulpello