Pagina:Istorie dello Stato di Urbino.djvu/48

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Libro Primo. 9

mando, che altresì fossero fecondi, con incredibile gaudio ne presero il possesso, e senza litigi quelli trà loro divisi, incominciarono à coltivarli all’usanza loro, e gustando al suo tempo i dolci, e saporiti frutti, molto si riputarono felici, credendosi padroni d’un paradiso terreno.


CAPITOLO QUARTO.

De i termini del Paese, che in Italia habitarono i Senoni, e delle singolari prerogative di esso, in rispetto al Cielo.


Il Paese, che toccò in sorte à i Senoni: benche trà l’Apennino, e l’Adriatico, nell’estremo del triangolo Gallico, alle sponde dell’Esino, da gli antichi Scrittori collocato venga: nulladimeno nell’assegnare al medesimo verso l’Occaso il limite, trà loro non poco differenti si mostrano: Però che Livio, nel citato luogo vuole; che dall’Esino scorra, sin’al fiume Vite, che hoggi Ronco da’ Paesani s’appella, il quale dall’Apennino scendendo, trà il Savio, e l’Amone camina; secondo che riferisce Plinio, nel terzo Libro delle sue Historie al Capitolo Terzo decimo. da che mosso Girolamo Rossi nel primo Libro dell’Historie di Ravenna, pose la Città istessa nell’Umbria Senonia, in tal guisa scrivendone: Multis deindè post annis, cum Galli in Italiam erpissent, ut Livius memoriæ tradit, Senones ab Ufente ad Aesim incolentes, Ravennam etiam post Umbros tenuere.
Polibio, che prima d’ogni altro parlò de’ Senoni, con tutti conviene, che questa Regione, circa i lidi fertili dell’Adriatico, intorno à Senigaglia giacesse: mà non assegnandole altri confini, che dell’istesso Adriatico l’onde, con la vicinanza de gli Egani, esso indeterminata lasciolla.
Plinio nel sopracitato luogo, al Capitolo duodecimo, descrivendo questi Popoli, confusamente gli pone con gli Umbri, d’Italia nella sesta Regione, à cui assegna, verso l’Occaso, per termine il fiume Crustumio, al presente chiamata Conca, che non molto dalla Cattolica lungi, nel Mare si scarica; dove ne i secoli antichi, per testimonio di Leandro Alberti, nella Descrittione d'Italia, di Abramo Ortellio nel Theatro del Mondo, di Cesare Clementini nel primo Libro dell’Historie di Rimino, ed altri

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