Pagina:Italia. Orazione detta la sera del 13 marzo del 1917 al Teatro Adriano in Roma.djvu/10

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Un destino mirabilmente tragico e luminoso nella sua purificazione accompagna la nostra vita !

Anche il suolo stesso della patria è nato dal tragico amore dell’Alpe col Dio Sole.

Pensai che nessun poeta aveva cantato il mirabile dramma geologico; e, stando presso la rupe Tarpeja, mentre un incerto chiarore illuminava di terribile grandezza il Colosseo, vidi la terra della patria, la terra del dolore e dell’amore, apparire nell’alba di sua vita, vidi il suo nascimento incomparabile di bellezza.

Mi apparve l’Alpe, l’Alpe prima che l’uomo vi fosse.

Sono ignudi paurosi scheletri che sorgono direttamente dal mare, il quale occupa il posto delle pianure, delle colline, dei laghi. C’è la madre Alpe; ma Italia non c’è.

In alto, fra le guglie brune, è vita frastagliata : strilli d’aquile, mugghi di belve. Ai piedi il mare spumeggia e corrode di baci frementi la roccia, illuso; inconsapevole del suo destino. Il Mediterraneo, il letto dove il miracolo italico si compirà, comprende quasi tutta l’Africa settentrionale e le sponde del Mar Nero: è un Oceano.

L’Alpe purissima ingenua amoreggia col sole perchè dall’amore nascerà la terra d’Italia.

Ed ecco si compie il miracolo.

Ecco il candore materno che vela la fronte della madre Alpe abbandonata incinta dal sole che si al- lontana da lei per un divino perchè: perchè Italia nascesse.

La fronte increspata di passione dell’abbandonata