Pagina:Italia. Orazione detta la sera del 13 marzo del 1917 al Teatro Adriano in Roma.djvu/13

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

― 11 ―

le colline sono argentee di olivi nell’intrico della vite. Alla nuova terra si può approdare giungendo per mare e, maraviglia sacra, il fuoco, uscendo liberato dal cuore della nuova creatura, saluta il miracolo. L'Italia è nata!

È nata: esiste la reggia: esiste il teatro che, sorto dalla tragedia d’amore, accoglierà l’uomo più fattivo che sia mai nato.

Questo teatro di tanto portentoso stupore non poteva non educare la creatura ragionante alla maggiore virtù : alla poesia; e poesia è bontà. Prima ancora che egli sapesse parlare, prima che avesse nome, prima che si chiamasse Aborigeno o Pelasgo o Etrusco o Romano, l’Italiano fu poeta, poi che visse in contemplazione della sua terra ossia del dono maggiore che l’Ignoto, il quale già lo turbava, avesse potuto concedergli.

I resti degli uomini primi ritrovati da noi sono ossa disposte con tal religione, che significa come, fra i primi sentimenti, ebbe l’Italiano il sentimento dell’Immortalità. Dono che gli dette la madre con lo stupore maraviglioso e tragico di sua bellezza, il quale ha sempre reso i suoi figli ammoniti d’ogni presunzione ed è stato il movente d’ogni loro culto. E come il tuono e il fulmine hanno fatto credere altri popoli in un dio punitore, questa misteriosa beltà della patria ha fatto sentire agli Italici in ogni tempo un dio in loro stessi, i quali, quando poterono