Pagina:Italia. Orazione detta la sera del 13 marzo del 1917 al Teatro Adriano in Roma.djvu/19

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apparenze, le mille genuflessioni e gl’infiniti torna- conti; ingorda avidità presuntuosa che in diversissimi modi tende al Mediterraneo ripetendo un destino che sembra immutabile; ma che in Roma s'infrange e si consuma in Roma, la quale fu ed è, e fatalmente oggi è per essere, per una gigantesca giustizia latina, l’eterna ampia e capace tomba dei barbari.

La tragedia è lunga: le nozze con Roma dànno un lento sfinimento : i dominatori nomadi stringono un corpo inerte, e la loro disperazione a volte riempie la volta del cielo.


Ma la civiltà romana s’era veramente perduta nel caos delle invasioni ?

Non è possibile che si consumi dovunque ciò che è stato per secoli in ogni luogo.

Mentre i dominatori del nord accumulavano sui vinti le superstizioni e l’ignoranza, molti Romani non uccisi, ma tratti schiavi presso le sedi barbariche, vi seminavano gli usi e le credenze meridionali e il cristianesimo.

Ebbe principio così un periodo meno barbaro, periodo pauroso e difficilmente immaginabile, come quello che non ha lasciato ricordo, in cui il sistema feudale dominò. Creazione pienamente germanica nello spirito e nelle forme, sorto dalla necessità di conservare le conquiste, degenerò in una insolente aristocrazia che invase l’Europa intera. I contadini