Pagina:Italia. Orazione detta la sera del 13 marzo del 1917 al Teatro Adriano in Roma.djvu/34

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No: chè tanta serena rinunzia non si confaceva a gente bramosa.

Oh; essi invece seguivano il destino di una patria che avevano imparato a conoscere da poco; ma che avevano vista nell’atto Più pio, con le braccia aperte in ginocchio, dinanzi a loro, gridare lacrimando — Oh, sorte mia, ti ringrazio poi che finalmente dopo tanto soffrire, dopo un soffrire di secoli, dopo ansie lunghe come eternità, dopo aver pianto fiumi di lacrime, dopo essere stata ferita, insultata, Serva, schiava, non intesa, Oppressa, io madre, io madre dall’Alpe materna, insino al mar di Sicilia, ho ritrovato finalmente i miei figli. —

Questo sapeva quella truppa umile ma forte: questo accoglieva nell'anima con una venerazione ascetica.

Venerazione ascetica, Di quest’amore — io pensavo quella notte — questa gente italiana armata ama la patria.

Venerazione ascetica. Nessun idolo è che la esalti: nessuna pompa accompagna il suo rito.

Milioni di adoranti vestiti di grigio e di verde non domandano nulla : solamente offrono in silenzio.

Quale miracolo s’è compiuto? Dunque secoli e secoli con misterioso fermento hanno reso quest’anima italiana adatta alla piena offerta, per un amore che era quasi sconosciuto!

Dunque, in questa maternissima madre, in questa sacra conchiglia di purità era cresciuta l’anima italica più bianca e più soave della perla, in un mare di lacrime, fra mille tempeste e schianti furibondi !