Pagina:Italia. Orazione detta la sera del 13 marzo del 1917 al Teatro Adriano in Roma.djvu/35

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Dunque eri tu la medesima, o anima soave, che insegnasti alle turbe erranti dall’ Asia come si adora il mistero, fra le finestre delle selve: eri tu stessa, che propagasti la civiltà, celata nel cuore dei legionari. Eri tu stessa che il barbaro non potè uccidere; eri tu che rinascesti nella mite umanità che il tutto bello adorava. Eri nel popolo: tu eri nel suo cuore, tu eri nello scrigno di diamante che i ghiacciai dell'Alpe eternarono quando te, madre, fecero sorgere dal mare !

O anima umile e francescana che nulla domandi; come io vedo radioso di bene il tuo destino !

Quanta possanza insuperabile con l’armi è nella tua franchezza !

Tu proba; tu rassegnata nella difficoltà !

Tu umile anche quando pronunzi il nome della madre tua!

Tu laboriosa e paziente: hai le mani fatate: e tutto ciò che tocchi si trasforma in bellezza !

Tu sei vissuta ignorata accanto al focolare e sei rimasta illibata in lunghe êre di lupi!

Tu non intesa e sospinta a branchi, hai percorso, incatenata dalla tua miseria, ma serena nella tua speranza, le vie dei miliardari, come una galeotta innocente !

Gl’ingordi re della ricchezza mondiale, sapevano più dei tuoi maggiori il tesoro che tu recavi; e ti pagavano in oro, ma non in conforto e in considerazione, perchè tu non risorgessi !

Quante volte, in quei lontani deserti della civiltà fragorosa, non hai teso l’orecchio sperando di sentire una voce che dicesse nella tua dolce lingua: È