Pagina:Italia. Orazione detta la sera del 13 marzo del 1917 al Teatro Adriano in Roma.djvu/38

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Pensate che quanto più ogni soldato s’affina e s'aguzza a guisa di lama per meglio scalcare e poi rompere la cerchia nemica, più cresce il vostro dovere di innalzarvi, con l’ascesi di una vita casta, tutta dedita al domani, che aspetta l’opera assidua, sincera, febbrile di ognuno.

Pensate che il soldato d’Italia travolgerà finalmente il nemico col valore e con l’ impeto accumulati in una vigilia di martirio e tornerà: e voi do- vrete guardarlo: dovrete guardare i suoi occhi di fuoco, dovrete dirgli: Io non terni con me il superfluo, o vittorioso. Non godei se non di te; anzi questo e questo donai; questo feci; così mi sacrificai: ho diritto di abbracciarti: ho diritto di mettermi al tuo fianco per la nuova guerra, che ora la pace ci dà obbligo di cominciare: guerra splendente e geniale negli alti propositi; ma sostenuta con metodo, con assiduità costante, con l’aiuto delle più sicure scienze e delle più morali discipline....

Così parlerete al soldato che torna!

Vi saranno, forse, domani alcuni che non potranno abbracciare il soldato d’Italia per vergogna ?!

Nessuna ricchezza accumulata sarà sufficente a coprire il rossore dell’infelice !

Oh, se alcuno sente la sua colpa, gli è ancora aperta dinanzi la virtù! Il sacrificio che la patria chiede non è invocato alla sua rassegnazione supina; ma alla sua intelligenza.

Ed a voi, donne d’Italia, deve esser suggerito dal buon sentimento !

Pensate, donne, che voi siete padrone di un buon terzo della volontà italiana e che, se non operate