Pagina:Italia - 28 maggio 1992, Giuramento e messaggio del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro.djvu/2

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Camera dei Deputati -230- Senato della Repubblica

xi legislatura - discussioni - seduta del 28 maggio 1992


tro, deputati di ieri, deputati di oggi. Saluto i funzionari, di ieri e di oggi. Saluto il personale tutto.

Il primo atto del Presidente della Repubblica è atto di devozione al Parlamento. E attraverso il Parlamento, legittimo depositario della sovranità popolare, per libera delega del popolo italiano, il mio saluto a tutto il popolo, del quale ho l’onore di far parte, e che debbo e voglio servire nei limiti dei poteri che la Costituzione mi assegna, ma voglio servire con fedeltà e con amore.

Sono uno dei pochissimi rimasti in Parlamento di quei 555 che prepararono e votarono la Carta costituzionale, Carta che, nella parte della proclamazione dei diritti dell’uomo, è quanto di più alto e più completo potesse esser scritto a fondamento della vita operosa di tutto il popolo italiano. Io ebbi la ventura di votarla, la Carta, ma io non l’ho pagata, anche se schierato da sempre dalla parte della libertà, dono supremo di Dio e marchio qualificante della dignità dell’uomo. Tanti altri non la votarono, ma la pagarono, e tanti la pagarono con la vita, consentendo a noi di scriverla e votarla. Non dimentichiamolo mai! (Vivissimi prolungati applausi dei parlamentari della DC, del PDS, del PSI, di rifondazione comunista, repubblicani, liberali, verdi, del PSDI, del movimento per la democrazia: la Rete, e federalisti europei).

Ma senza turbare la storia, senza darne definizioni o interpretazioni che sfuggono e alla mia competenza e ai miei doveri, vorrei con volontà pacificante, dopo quasi cinquant’anni dalla tragedia della guerra, volgere il pensiero a tutti i morti, senza distinzioni (Applausi), chiedendo a loro che ci invitino a pensieri e a volontà ferma di unità e di pace.

Dopo il vostro voto mi sono fermato in silenzio a meditare, a pregare, per chiedere luce e forze e capacità di sacrificio a Dio, in cui credo con tanta povertà di cuore. Mi sono fermato a chiedere protezione e coraggio a colei che umile ed alta, più che creatura, è madre di Dio e dell’uomo. E lì, nella meditazione, ho pensato di chiedere a tutti voi, a voi tutti, a ciascuno indistintamente di aiutarmi a colmare le mie lacune, ad accrescere la mia volontà, ad esser larghi del vostro consiglio, a confortare la mia inadeguatezza.

Ma proprio perché ho espresso sentimenti della mia fede religiosa, in quest’aula solenne sento di inchinarmi alla fede religiosa di ogni credente di ogni altra fede. Sento il bisogno di inchinarmi alla libera scelta di chi non accoglie nel suo animo pensieri e valori trascendenti (Applausi). La mia devozione per la libertà di coscienza di ciascuno oltre che rispetto di un principio di diritto naturale sancito nella Carta costituzionale, è rispetto sentito, profondo e devoto, perché la libertà di coscienza è il midollo della libertà e della dignità della persona umana. Incontriamoci dunque sui valori dell’uomo: sono il denominatore universale! Incontriamoci sull’amore vero, umile, silente ma concreto per questa nostra patria, che ha diritto alla nostra ferma volontà di una unità vera sui valori umani che non tramontano.

La mia responsabilità, anche se autonoma per forza di disposizione costituzionale, sorge dalla volontà di questa Assemblea. Sarà mio dovere stare in fedele ascolto del Parlamento, che è al vertice della costruzione costituzionale della Repubblica, e che io amo profondamente, ed è legittimo, doveroso, unico destinatario del dialogo con il Capo dello Stato.

Saluto in particolare gli eletti in tutta Italia delle regioni, regioni che attendono maggiori responsabilità e soprattutto, elemento qualificante dell’autonomia, la capacità impositiva. Saluto gli eletti delle province e dei comuni, segni indelebili, gloriosi, di libertà della nostra storia.

Saluto tutti i partiti, i vecchi, i nuovi, le nuove diverse formazioni, tutti impegnati a concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale, come recita l’articolo 49 della Costituzione. E saluto il mio partito, la democrazia cristiana (Applausi dei parlamentari della DC), che ho amato e che amo pur nei momenti di dialettica, sempre leale e aperta e vera. Nessuno, onestamente, può pensare che, qui giunto, io possa d’un tratto mutar pensiero o convinzione politica o ideali, ma tutti hanno diritto di attendersi da me ciò che più conta, di essere cioè il supremo garante, il supremo