Pagina:Italia - 28 maggio 1992, Giuramento e messaggio del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro.djvu/3

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Camera dei Deputati -231- Senato della Repubblica

xi legislatura - discussioni - seduta del 28 maggio 1992


moderatore, il supremo magistrato; ed il rimanere al di sopra e al di fuori di ogni parte e fazione ne è condizione essenziale e vitale (Vivi applausi dei parlamentari della DC, del PDS, del PSI, di rifondazione comunista, repubblicani, verdi, del PSDI, liberali, del movimento per la democrazia: la Rete, e federalisti europei).

Grandi problemi incombono: la riforma istituzionale, la riforma elettorale, le questioni inerenti al grave disavanzo del bilancio dello Stato, la criminalità aggressiva e sanguinaria, il traffico di droghe e di armi, la delicata questione morale.

Per le riforme, una è la condizione primaria per affrontarle: che ciascun partito sappia rinunziare a qualche propria utilità per rivolgere pensiero, volontà politica ed amore al servizio e al bene comune della gente! Non sono di aiuto, né una rigida ed inflessibile visione, che non accetta confronti - non parlo certo di princìpi essenziali e di fondo relativi ai diritti dell’uomo -, né la mancata disponibilità a qualche sacrificio, a pagare qualcosa.

Per il tema del disavanzo del bilancio dello Stato urgono ed incombono sacrifici. Credo ne siano convinti tutti; ma non basta esserne convinti, bisogna volerli. Occorre saper dire dei «no» motivati e giusti, soprattutto giusti, di una giustizia comparativa. Occorre, cioè, che sacrifici e rinunzie lo Stato sappia distribuire in modo da pesare maggiormente su chi ha più larghe possibilità, limitando fino a spegnerlo l’aggravio sulle categorie più deboli (Applausi). Su questo punto siamo ancora assai lontani da una accettabile giustizia.

Sono parole, lo so, ma o diventano fatti, oppure saremo ingiusti all’interno, nei confronti del nostro popolo, e all’esterno dimostreremo la grave inidoneità a presentare l’Italia all’Europa con la dovuta serietà e dignità. Stiamo attenti che l’Europa non può attendere!

Il tema della criminalità ci angoscia, ma non basta. L’impegno dello Stato è inteso ed è giustizia riconoscerlo. Ma due cose mi paiono essenziali: la stretta intesa, pur nelle diverse competenze, fra Ministero dell’interno e magistratura e la collaborazione internazionale. Occorre massima solidarietà e collaborazione tra tutti i popoli ed i governi che credono davvero nei valori dell’uomo. I delitti più gravi è assai difficile che non abbiano radici internazionali.

La magistratura porta il peso di responsabilità gravissime e lo porta con coraggio, con professionalità, con efficacia, con sacrificio. Ciò che in un regime democratico non può mai essere tollerato è che sotto la toga possano nascere sospetti di malcelati interessi di parte, di discriminazioni colpevoli o di faziosità. Tutto ciò è in contrasto con la dignità della toga e con l’imparzialità, che è il midollo del render giustizia.

Ma questo è tema che deve essere affrontato dalla magistratura unita, consapevole e forte nel difendere la sua autonomia e la sua indipendenza, proclamate dalla Costituzione e che nessuno può intaccare o porre in forse senza grave danno per la stessa vita della democrazia. Ma guai se la magistratura mancasse al compito di saper fare ordine in casa propria! Se nella gente venisse meno la fiducia nella giustizia, sarebbe morto la Stato democratico.

Anche la giustizia, come la politica, deve essere comprensibile dal popolo, che ha diritto di poter partecipare: l’incomprensibilità della politica genera diffidenza e distacco fra la gente; l’incomprensibilità della giustizia crea solo pericolosa sfiducia, e colpisce al cuore lo Stato democratico. Occorre ridare alla pena, insieme all’essenziale umanità, un tono indispensabile di serietà.

Con questi pensieri l’amata mia toga si inchina alla giustizia italiana.

Saluto le Forze armate che mi videro tra le loro file a compiere con convinzione il mio dovere, dal 38° Fanteria della divisione Ravenna, sterminata in Russia, alle cremisi mostrine del Commissariato.

Saluto le Forze dell’ordine, nel loro compito arduo, insanguinato, tante volte eroico, che ebbi la ventura di conoscere da vicino, di apprezzare e di amare con gratitudine.

Saluto tutti i servitori dello Stato, dalle più alte responsabilità alle più umili e, pur non negando deficienze ed insufficienze, respingo il giudizio negativo e sommario che troppe volte dimentica e non fa giustizia dell’immane numero di chi lavora con