Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/175

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marco polo 155

cifici monasteri; di Burma colle sue pagode d’oro e le loro tintinnanti corone; dell’orientale Thule colle sue perle vermiglie e i palazzi coperti d’oro; fu il primo a parlare di quel museo di bellezza e di maraviglie ancora imperfettamente esplorato che è l’arcipelago Indiano, donde ci vengono quegli aromi di prezzo così alto e d’origine così oscura; di Fava, la perla delle isole di Sumatra coi suoi molti re, gli strani prodotti delle sue coste e le sue razze antropofaghe; degli ignudi selvaggi di Nicobar e Adaman, e di Seylan, isola delle gemme colla sua sacra montagna e la tomba di Adamo; della Grande India, non come una terra fantastica qual è data nelle favole alessandrine, ma come una contrada veduta e parzialmente esplorata, co’ suoi virtuosi bramini, le sue oscenità ascetiche, i suoi diamanti e le curiose storie del loro modo di acquisto, il fondo de’ suoi mari di perle e il suo potente sole. Fu il primo nel medioevo a dare un distinto ragguaglio dell’appartato impero di Abissinia e della semicristiana isola di Socotora, favoleggiati nel Prete Janni; il primo a parlare, benchè oscuramente, di Zanzibar co’ suoi Negri e il suo avorio, e della grande e remota Madagascar, perduta nell’ignoto oceano del Sud, col suo Ruc ed altre mostruosità. Quello che egli racconta per udita dell’estremo settentrione, delle coste del mar Glaciale popolate di orsi bianchi, dove gli uomini si facevano trascinare da cani e cavalcavano delle renne, dovette accogliersi da’ suoi contemporanei siccome parto di fantasia, ma oggi è riconosciuto. Insomma egli fu il primo viaggiatore, che tracciò una via attraverso l’intiera lunghezza dell’Asia, nominando e descrivendo un dopo l’altro più regni ch’egli vide coi propri occhi, i deserti di Persia, i piani fiorenti e le selvatiche gole di Badascian, i fiumi di Gotan che trasportano le nifriti, le steppe di Mongolia, culla di quella potenza che ha minacciato di dominare tutta la cristianità, la nuova e brillante Corte stabilitasi a Cambalù.

Uomo pratico, fine ed abile negoziante, non perdeva mai di vista gl’interessi mercantili; appassionatissimo per la caccia, non ne parla mai senza esaltarsi; lieto d’un certo vino che faceasi col riso e inebbriava piacevolmente; avaro di parole, rispettosissimo per tutti i culti, anche per le superstizioni pagane, salvo che pegli eretici e i patarini.

È dunque il Polo una preziosa fonte di notizie intorno alla politica di Kublai-kan, alla Persia e alla Cina; particolarmente intorno ai