Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/30

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10 illustri italiani

Vanna1, amata da Guido Cavalcanti, Lagia da Lappo Gianni degli Uberti. Trentesima tra queste era la Bice, tenendo così il posto d’onore, oltre aver il numero multiplo del tre. Ma Dante più degli altri ebbe intelletto d’amore, cioè l’ideale, l’essenza dell’amor vero, dell’amor spirituale. Chi si commuove alla passion vera, sentirà quanto egli e come la amasse allorchè scriveva: — Questa gentilissima donna venne in tanta grazia delle genti, che, quando passava per la via, le persone correvano per veder lei; e quando fosse presso ad alcuno, tanta onestà venia nel cuore di quello, che non ardìa di levar gli occhi, nè di rispondere al suo saluto. Ed ella, coronata e vestita d’umiltà, s’andava, nulla gloria mostrando di ciò ch’ella vedeva ed udiva. Dicevano molti, poichè passata era: Questa non è femmina, anzi è de’ bellissimi angeli del cielo; ed altri dicevano: Questa è una meraviglia: che benedetto sia il Signore, che sì mirabilmente sa operare! Io dico ch’ella si mostrava sì gentile, che quelli che la miravano, comprendevano in loro una dolcezza onesta e soave tanto, che ridire nol sapevano; nè alcun era, lo quale potesse mirar lei, che nel principio non gli convenisse sospirare»2.

Beatrice eragli anche ispiratrice di virtù: e «Quando ella appariva da parte alcuna, per la speranza dell’ammirabile salute nullo nemico mi rimaneva: anzi mi giungeva una fiamma di carità,

  1.                     E monna Vanna, e monna Ligia poi
                        Con quella su il numer delle trenta.

    Sonetto.

  2. Sono i pensieri che espresse in questo sonetto, un de’ più belli di nostra lingua:

                        Tanto gentile e tanto onesta pare
                   La donna mia quand’ella altrui saluta,
                   Che ogni lingua divien tremando muta,
                   E gli occhi non l’ardiscon di guardare.
                        Ella sen va sentendosi laudare,
                   Benignamente d’umiltà vestuta;
                   E par che sia una cosa venuta
                   Di cielo in terra a miracol mostrare.
                        Mostrasi sì piacente a chi la mira,
                   Che dà per gli occhi una dolcezza al core,
                   Che intender non la può chi non la prova.
                        E par che dalle sue labbra si muova
                   Uno spirto soave pien d’amore
                   Che va dicendo all’anima: sospira.