Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/330

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308 illustri italiani

dogma in cui s’acquetassero la ragione e l’esperienza. Anzi l’esperienza chiarì che da quella interruzione generale nella politica nascevano necessariamente l’anarchia e avvicendate rivoluzioni: la ragione rimanea perplessa fra principj evidenti e le conseguenze disastrose che ne derivano allorchè la legge eterna della giustizia e i diritti inalienabili delle persone vengono abbandonali alla irrefrenata volontà della turba.

Costituzione in Francia non restava già più quando Buonaparte spazzò via quell’inetta consorteria; onde non provò difficoltà nel trarre a sè tutta la potenza che non gli era contrastata dalla nazione, alla quale proponeasi di dare tutti i beni di che essa mostravasi affamata. Sostituiti al Direttorio i tre consoli Sièyès, Roger Cucos e Buonaparte, questi vi si pone in mezzo, recasi in mano tutta l’autorità che la Francia era disposta a lasciar prendere, e in compenso le dà i beni di cui era ingorda. Lascia che Sièyès congegni una costituzione artificiosissimamente filosofica, con un’aristocrazia senza tradizioni, una democrazia senza elezioni, una monarchia senza eredità, dove l’ingerenza del popolo non era che apparente, e in realtà ogni cosa facea Buonaparte; tratta a sè tutta la vita politica, dà egli solo il movimento a quella macchina inattiva; e non volendo soltanto governare, ma ricostruire, chiude l’èra dell’anarchia mediante un regimo robusto e sistemato, qual bisognava per tutelare la libertà e propagarla; avvezzando all’unità del comando, restringendo i giornali, valendosi di tutte le capacità, qualunque ne fosse il colore, avendo per programma;— Non più Giacobini, non Terroristi, non Moderati, ma tutti solo Francesi». Egli, pensiero e volontà unica, poteva adoprar persone che aveano voluto e pensato tutt’altrimenti: gli onesti otteneano impieghi accanto ai grandi scellerati; i nobili antichissimi poteano sedersi coi villani rifatti: diceva: — Tengo maggior conto di un Brignole che di cento battellieri, genovesi»; e soggiungeva: — Escludere, i nobili dagli impieghi è una ingiustizia ributtante. Fareste quel che han fatto essi.... Diffidate di chiunque vuol concentrare l’amor della patria esclusivamente in quei della sua consorteria. Se costui ha l’aria di sostenere il popolo, e’ lo fa per esasperarlo e dividerlo. Denunzia continuamente. Egli solo è puro. I così fatti son prezzolati dai tiranni, di cui secondano sì bene le mire. Uno Stato, massime piccolo, dove si prende l’abitudine di condannare senza ascoltare, d’applaudire un discorso quanto più è furibondo; quando