Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/331

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napoleone 309

si chiama virtù l’esagerazione e il furore, delitto la moderazione: quello Stato è sull’orlo della ruina».

Molto si applicò a risanguar le finanze, ripristinare il credito, dissipare le cospirazioni dei realisti e dei preti; fece deportare molti demagoghi, e insieme riaprir le chiese, cessare la festa del regicidio e il giuramento d’odio ai re. S’installò nella reggia, e al suo segretario disse: — Or che siamo alle Tuileries bisogna sapercisi mantenere». Si pose intorno a guisa di corte la propria famiglia, per quanto l’antica nobiltà berteggiasse le sinistraggini di questi plebei rinciviliti e delle improvvisate principesse.

Il popolo non sottilizzò sull’illealità del fatto, il popolo che è sempre per chi riesce; gli ambiziosi, che aveano secondato Buonaparte sperando nella sua riconoscenza, si trovarono delusi; i liberali s’accorsero d’aver un padrone. I partiti che a vicenda s’erano disputato il dominio, trovarono in lui una contraddizione ai loro principj, ma una soddisfazione ai loro interessi; i rivoluzionarj potevano godersi i frutti carpiti; i realisti cessavano di paventare per la propria testa; la nazione avea riposo e sperava gloria. Quella libertà di cui erano cosi appassionati, ormai non la curavano più, dacchè non ne aveano sperimentato che i vincoli, i pericoli, gli eccessi. Non si tornava però all’obbedienza di prima, derivata dall’onore e da una riverenza quasi religiosa verso il sovrano, e che, anche nella massima dipendenza, conservava la nobiltà del sentimento. Ai prischi re non potea pensarsi, dacchè vi s’era frapposto tanto sangue e sì prezioso. Sapeva già di meraviglioso un Governo che non ghigliottinava, non proscriveva. Intanto la società si restaurava; tornavasi a vivere e goder della vita, riaprivansi i teatri, i circoli, le chiese; si rideva, si discuteva, si pregava, si amorazzava.

Buonaparte però sapeva che al trono non si arriva che per la via de’ campi, e gliela apersero le mosse di una nuova coalizione dei re assoluti. A combatter questa e rialzare la bandiera francese, in Italia sventolante solo a Genova, Buonaparte muove; con ardita marcia passa il San Bernardo (maggio 1800), mentre altri suoi generali sboccano da quante valli s’aprono nella catena alpina fino a Bellinzona; entra in Milano (2 giugno), e nella pianura di Marengo, fra la Scrivia e la Bormida, sconfigge gli Austriaci (14 giugno). I quali, sebbene non disfatti, son presi da tale sbigottimento, che cedono le fortezze, salvo Mantova: e la pace di Lunèville (9 febbrajo 1801) conferma alla